Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Dio prima di tutto!
Ho riletto la lettera di Ausilia “sulla maschera di Gesù” condividendone il contenuto soprattutto, quando dice che possiamo considerarci dei fortunati ad avere incontrato Puglisi.
Sicuramente è stato importante avergli parlato, essersi arricchiti della sua sapienza ed avere potuto confidargli desideri, preoccupazioni, dubbi.
Insieme a queste riflessioni, tante volte, mi sono detto: perché proprio io?
Dio, era solito dire, ha un progetto su di te. Devi scoprirlo, capirlo. Allora mi viene da pensare che da questo progetto passi anche lui, la sua storia e passi anche Dio che è l’anello di congiunzione.
A questo punto è naturale chiedersi: cosa è cambiato in noi dopo averlo incontrato? Abbiamo sentito il bisogno di vivere alcune delle sue esperienze?
Puglisi è stato, prima d’ogni cosa, testimone coerente e credibile e, senza alcuna pressione, ci ha mandato continui messaggi, come un padre fa con i propri figli. Ha saputo aspettare i nostri tempi, ha creduto in noi anche quando eravamo sordi, ci ha lasciato nel cuore un sorriso e non un giudizio.
Qual è il miracolo di Puglisi, a questo punto?
Forse anche solo quello di averci fatto capire di non essere migliori di altri.
Il nostro caro 3P ci ha lasciato dentro un tarlo che rende la nostra esistenza inquieta affinché possiamo comprendere qual è la sua verità: Dio prima di tutto.
Prima di noi, prima dei nostri affetti, dei nostri bisogni, dei nostri desideri.
Per questo la sua vita ha avuto un senso e la sua morte ne è stata il naturale epilogo.
Questo è il più grande miracolo che Puglisi ci ha fatto.
Dobbiamo riprendere il nostro cammino e impegnarci a rendere vivo il valore della sua vita e della sua stessa morte.

Fraternamente.

Nino Lanzetta

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