Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















Relazione sulla " testimonianza cristiana"  Di P. Francesco Machì

Con il concilio vaticano II entrano nella chiesa e nel suo modo di guardare il mondo, nuove categorie teologiche; tra queste una mi sembra interessante per il nostro dialogo di oggi, e cioè quella che si esprime con la formula " segni dei tempi".
Questa categoria la troviamo nella Humanae salutis e nella Pacem in terris. Ai segni dei tempi si rifà anche Paolo VI nella Ecclesiam Suam , e tale categoria in Paolo VI assume il carattere di fattore metodologico di fondo dell'osservazione per la chiesa ( ad extra) e della chiesa ( ad intra).
La visione di fondo è la " storicità" ovvero Tesserci della chiesa sul piano teologico ed antropologico. La storicità come dimensione strutturale dell'uomo, ovvero l'uomo come essere in fieri sia sul piano singolare che comunitario.
Ed allora la chiesa attraverso questo suo esserci , nel mondo ma non del mondo, si chiede soprattutto di cosa o meglio di chi essa possa e debba essere segno.
Ma andiamo con ordine e partiamo dal vangelo di Matteo in cui Gesù dice: " quando si fa sera, voi dite: " bel tempo, perché il deh rosseggia"; e al mattino : "oggi burrasca, perché il deh) è rosso cupo ". Sapete dunque interpretare l'aspetto del deh e non sapete distinguere i segni dei tempi? Una generazione perversa ed adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di dona ". (Matteo 16,24).
Ma perché parto da questo brano per parlare di testimonianza?
Perché credo che è proprio il segno di Giona che va ricentrato in ogni epoca, per decodificare i segni della storia e dunque sapere in questo modo dare testimonianza di questo segno.
Di cosa è portatore questo segno di Giona?esso è il segno del crocifisso morto e risorto che giudica la storia e che valorizza i germi di vita ovunque nascano.
La testimonianza ha infatti per contesto vitale il Gesù pasquale. Per questo basterebbe un momento dare uno sguardo al vangelo di Giovanni per rendersi conto di quanto appena affermato.
Il vangelo di Giovanni è il vangelo dei segni per eccellenza, ma tutti rimandano di fatto, implicitamente, o esplicitamente all'unico segno vero che è il Cristo dormiente sulla croce e apparso ai suoi dopo la risurrezione.
A partire dal primo segno (cap.2) del tempio distrutto e che viene ricostruito in tre giorni: " egli parlava del tempio del suo corpo " e poi il cieco guarito, fino all'ultimo grande segno prima di essere arrestato, molto esplicito della risurrezione di Lazzaro che " giaceva da tre giorni" nel sepolcro, e che con la sua potenza (exousia) viene fuori dal sepolcro; segno cristico esplicito con un evidente richiamo alla sua resurrezione.
Ecco se vogliamo dire qualcosa a proposito, diciamo che i vangeli non sono altro che l'annunzio gioioso della risurrezione che diventa chiave di volta di ogni miracolo operato da Lui quale figlio di Dio, egli infatti opera grazia all'appoggio del Padre.
Dunque la prima comunità cristiana, sa che ciò per cui essa è mandata è proprio per annunciare all'uomo di sempre che la morte e la risurrezione di Gesù, è il fulcro su cui poggia Tesserci stesso della chiesa nel mondo.
Quando poi si trattò di scegliere il successore di Giuda Iscariota , per completare il numero 12 ( di amplia valenza simbolica) il criterio della elezione fu senz'altro quella della testimonianza della risurrezione.
Pietro si alza in mezzo all'assemblea e dice: " bisogna dunque, fratelli, che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino a giorno in cui è stato tra di noi assunto al ciclo, uno diventi, insieme a noi, testimone della sua risurrezione". (Atti 1,2122)
E risultò eletto Mattia che fu associato assieme agli undici apostoli.
Da parte sua la comunità aveva da riflettere in presenza dei fatti accaduti e con cui si confrontava alla luce della ascensione ( atti 1,18) in cui si dice espressamente " mi sarete testimoni... fino ai confini della terra".
Ci si domanda quali siano i tratti del testimone... quali i tratti del credente in Cristo Risorto, dell'uomo che si caratterizza per la sua spiritualità ( ci possiamo domandare: qual è la spiritualità dell'uomo credente in Cristo risorto?)
Con quale stile il credente si deve rapportare a Dio e al mondo?
Anche perché Gesù indica il contenuto di questo imperativo evangelico: " mi sarete testimoni".
Martyr è colui che annuncia ciò che ha visto. È colui che fa una deposizione a favore di un altro; è colui che ha fede in un altro e fa fede sulla credibilità del primo.
Nel nuovo testamento quando si trattava di indicare questo rapporto personale con Cristo: martyr è colui che si impegna personalmente per difendere colui per il quale ha deposto.
Ecco perché le prime basiliche paleocristiane sorgeranno proprio nel luoghi del martirio, e morire da martire includeva necessariamente e sicuramente la visione della gloria beata. ( questo concetto preso così senza altre implicanze, è espresso anche nel corano, ed è per questo che i kamikaze vengono definiti martiri)
E oggetto di questa testimonianza è sempre Gesù risorto.
L'oggetto della testimonianza è il Gesù della novità proclamata nelle beatitudini ( Matteo 5); certo lì parla il Gesù pre-pasquale, ma il codice delle beatitudini, a leggerle bene, è un codice pasquale, almeno nella versione matteana in cui i verbi sono al futuro.
Le beatitudini sono la novità di vita che i discepoli devono realizzare. Ma per fare questo, occorre la forza, ecco allora che Gesù dice: " avrete forza dallo spirito santo".
Solo così si può testimoniare: non ci può essere testimonianza senza Pentecoste; ed in effetti storicamente prima che l'autorità del vescovo prendesse connotati sempre più precisi, all'inizio della vita della comunità coloro che godevano di maggiore considerazione erano proprio i cosiddetti " carismatici" coloro che erano pronti alla testimonianza in forza dell'azione dello Spirito nella loro esistenza.
Così solo se gli uomini accoglieranno lo Spirito di Dio, potranno osare di irradiare la novità del vangelo e così essere " martiri" cioè testimoni fino in fondo.
Chi è lo Spirito santo e quali effetti produce ce lo ricorda san Paolo nella lettera ai Galati (Gal 5,22).:
" il frullo dello spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé ".
In Luca 24,49 Gesù dice: " avrete la forza dello spirito Santo"; che è quanto dire: avrete in dono la spiritualità o l'energia dello Spirito, che vi farà abili a testimoniare quei frutti che lo stesso Spirito diffonderà in voi...e così sarete in grado di testimoniare un amore nuovo agli uomini, che parlano di amore ma lo riferiscono a forme vecchie. Testimonierete una gioia nuova agli uomini che sono soliti chiamare gioia i festini chiassosi. Testimonierete una pace nuova agli uomini che dicono con le lebbra pace ma nel loro cuore meditano la guerra.
Testimonierete l'amore paziente agli uomini che frettolosi vogliono tutto e subito. Testimonierete benevolenza agli uomini che sono tentati più che di voler bene all'altro, di volersi bene nell'altro Testimonierete la bontà agli uomini che tendono a relegarla alle cose dell'infanzia.. Testimonierete fedeltà agli uomini così fragili nella parola d'amore e d'onore e così facili a dimenticare i patti sacri. Testimonierete mitezza agli uomini che scambiano la prepotenza per grandezza e la mansuetudine per debolezza. Testimonierete il dominio di sé agli uomini che molto facilmente dimenticano che per autodonarsi occorre autodominarsi" ( Sabino Palumbieri)
Ma chi è il termine della testimonianza?
A tale proposito Gesù dice negli ( Atti cap. 1,8) : " sarete testimoni di me, in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra "
Il termine di destinazione della testimonianza sono dunque tutti gli uomini, tutti coloro che sono assetati di comunione, di bellezza, di giustizia, di verità e di libertà
Tutti gli uomini ( come ci ricorda sant' Agostino) hanno la nostalgia nel profondo. E a tutti gli uomini che aspettano una risposta ai loro interrogativi, deve essere indicata una testimonianza cioè un'incarna/ione della novità in cui si condensano le risposte attese.
Il testimone non ha confini, non può prendersi il lusso di dire, ok adesso mi siedo; neppure può trovare pretesti o scusanti nel fatto che la città degli uomini, la città in cui ci si trova a vivere, lo minaccia e lo riempie di inquietudini.
Il testimone, è colui che certo come l'apostolo Paolo ha provato sensazioni di inferiorità e di fragilità ( ero un persecutore della chiesa di Cristo) ma divenuto discepolo ( chiamato) si sente dire: " non aver paura, ma continua a parlare e a non tacere , perché io sono con te, e nessuno potrà farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città" (Alti 18,9).
Il testimone si avvia sulle strade del mondo con questa presenza invisibile ed efficace del Signore risorto, a cui si è consegnato totalmente.
La testimonianza è così fondamentale per la Chiesa che ne costituisce con la comunione e con il servizio l'essenza operativa.
Il trinomio infatti degli atti degli apostoli è: koinonìa, diakonìa e martyrìa comunione, servizio testimonianza.
Allora la chiesa è anzitutto comunione: perché è unione di tutti gli uomini in Cristo, con il Padre; la chiesa comunione si fa servizio nel piano dell'operare; questa comunione che si estrinseca nel servizio, nel momento in cui viene percepita dagli uomini come edificazione vicendevole, allora diventa testimonianza e viene percepita come irradiante amore e servizio.
La testimonianza del Risorto è essenziale tuttavia per ogni testimonianza che si fa servizio: ( a coloro che chiedevano a Madre Teresa perché facesse quello che faceva ella rispondeva: " lo facciamo per Gesù ").
La testimonianza del risorto è dimensione essenziale della chiesa. Una chiesa che non testimoniasse Gesù Risorto non sarebbe neppure la Chiesa. La testimonianza del risorto è la capacità dei credenti a viverne lo spirito e lo stile.
Gli uomini che vengono a contatto con i testimoni devono potersi accorgere che quel Gesù vive ancora oggi dentro i testimoni, che cammina insieme con loro sulle strade della storia, anche se talvolta i segni di questa testimonianza non si colgono sempre luminosi perché nascosti tra le pieghe della storia.
I testimoni indicano Gesù come il più vivo tra i viventi. E non solo sul piano della memoria, ma sul livello della vita e degli affetti. Chi vive alla luce della Pasqua, scopre che è Lui il segreto delle nostre attività; mostriamo anche che lui è la nostra patria, annunziando come già i discepoli agii inizi: " E ' risorto e noi ne siamo testimoni "(Atti 2,32).
Di fronte al mondo anche noi dobbiamo essere testimoni della risurrezione. Cioè testimoni di quegli effetti che inequivocabilmente trovano la loro causa nella risurrezione e cioè:
l'amore appassionato per Cristo; non si ama un uomo morto venti secoli fa e non vivente l'impegno di fedeltà al suo distintivo: " amatevi come"; tutti, in tutto, a tutti i costi; la passione per la vita, sapendo che essa vale non in se stessa, ma per il suo significato; aiutando dunque soprattutto le nuove generazioni a ritrovare un senso alla vita e alle cose. come diceva Raoul Follereau: " Vivere è aiutare a vivere", La capacità di pregare, di ritrovare nel dialogo con Cristo la gioia della sua amicizia. La capacità di pagare , con la coerenza della vita, sul piano quotidiano, senza compromessi ed anche senza applausi o consensi.
Insomma il testimone della risurrezione, più che dimostrare razionalmente, ( fase tra l'altro ormai superata dall'affollamento e dall'affogamento delle parole degli uomini) mostra esistenzialmente che il Cristo risorto con la sua luce e la sua forza erompe nella storia della chiesa e della vita di ciascun credente.
Testimoniare insomma che il Cristo è il vivente, il più amato tra tutti i viventi, da una comunità che lo celebra, lo vive , lo comunica e soprattutto lo testimonia in questo mondo affollato da tanti maestri ( come diceva Paolo VI ma priva di testimoni).
Ma siamo partiti dai segni dei tempi, di cui parlava tra l'altro anche il vangelo di Marco di oggi. La Chiesa pò essere segno di liberazione, di amore , di verità, di giustizia... solo se non dimenticherà mai di essere testimone del segno vero e d unico, che è il Risorto.
Ieri era importante battezzare i convertiti. Oggi si devono convertire i battezzati per farli diventare testimoni. Non si tratta allora di linguaggio ( tanti rimproverano alla chiesa di non sapere più parlare all'uomo, ed in parte è anche vero) però la lingua ed il linguaggio dovrebbero servire ad illustrare ciò che si è e si vive.
La testimonianza infine non coincide quasi mai con il successo( e la triste vicenda di Padre Pugliesi ne è un esempio) anzi spesso è l'offerta umile e semplice dell'insuccesso nonostante lo sforzo. Tuttavia il Signore ci insegna con il suo insuccesso della vita terrena l'umiliazione della croce che chi vuoi seguirlo deve prendere ogni giorno il palo della sofferenza e non invece il trono della gloria. Ma il ponte verso il giorno della gloria della risurrezione è solo questa palafitta incrociata. Solo così si da testimonianza del mistero pasquale, stilando nella propria carne il duplice aspetto: della croce e della risurrezione.

Webmaster: Rosaria Cascio
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