Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Il chioschetto
Stasera, mentre sento il battere della pioggia sui vetri della finestra, ripercorro con la memoria, come mi capita di fare spesso, alcune strade della mia Palermo…
mi sono appena seduto in un tavolino del chioschetto di Piazza Indipendenza, quello che si trova a ridosso della porta da dove comincia Corso Vittorio Emanuele. Accanto a me ci sono Daniela e don Pino.
Già altre volte ci siamo fermati a cenare in questo posto mangiando un panino con le melanzane fritte.
Quanti bei ricordi evoca il chioschetto!
Quante risate fatte insieme! Il valore dell’amicizia vissuta e condivisa all’ombra delle mura del palazzo reale con un traffico sempre caotico e lo sfrecciare delle auto blu della vicina Assemblea Regionale.
Ma noi tre, con le labbra unte dall’olio delle melanzane morse con gusto e appetito, ci sentiamo ugualmente felici di condividere un momento vissuto con semplicità.
Poco distante, il Santuario della Madonna dei Rimedi dove riposa il Card. Ernesto Ruffini che ordinò, nello stesso luogo, Puglisi.
Quel Ruffini tanto chiacchierato per presunte connivenze con alcuni politici poco “raccomandabili” e perché, a dire di qualcuno, non prese mai posizioni contro la mafia.
E’ quello stesso Cardinale che conobbi da ragazzino quando venne in visita nella mia Parrocchia e che vidi scendere da una lussuosa macchina. In testa un cappello rosso, alle mani guanti bianchi e al dito un anello con una grossa pietra preziosa.
Erano altri tempi, quelli. Erano i tempi dei Principi della Chiesa, di nome e di fatto, e Ruffini ne era un autorevole esponente.
Una Chiesa, quella di allora, che non immaginava si sarebbe trovata da lì a poco, con l’avvento di Giovanni XXIII, a dover cambiare notevolmente una visione di se stessa troppo conservatrice e, per certi aspetti, assai lontana dalla gente.
Un Principe, ormai con una etichetta addosso…
Solo da adulto ho scoperto che portava i calzini bucati e che, smessi gli ingombranti e ricchi abiti Vescovili, viveva una profonda povertà.
D’altra parte parlano i fatti: l’impegno a far costruire il Villaggio, che porta il suo nome, per dare un tetto a chi non aveva possibilità economiche; le Assistenti Sociali Missionarie, da lui volute e di cui Agostina ne è rappresentante, le quali con umiltà, senza visibilità e con spirito di servizio si sono prodigate lavorando nei quartieri più degradati della nostra città negli anni 60 e 70.
Senza nulla togliere all’amato Giovanni Paolo II, Ruffini è stato il Vescovo che ha desiderato riposare vicino alla Madonna.
Penso che sia doveroso riconoscere i meriti di questo Vescovo che ha lasciato un segno indelebile nella nostra città e perché Puglisi me ne aveva parlato sempre con tanto affetto e con grande stima…
Credo che Puglisi, oltre a riservare un’attenzione personale verso chi era nel bisogno, avesse messo a frutto gli insegnamenti di questo Vescovo mantovano così “tanto chiacchierato”… la voglia di spendersi per i più poveri e i più bisognosi.
Il panino è già finito ed è ora di tornare a casa anche perché Pino, come sempre, ha ancora tremila cose da fare.
Un ultimo sguardo al venditore del chioschetto, intento a vendere i suoi panini ad un gruppo di stranieri, lasciandogli credere che sono i migliori di Palermo e forse è anche vero.
Le auto blu continuano a serpeggiare nel traffico e le sirene e i lampeggianti ormai non si contano più.
Noi anche se intossicati dallo smog siamo comunque felici.
Risento la pioggia battere nei vetri della finestra e mi coglie ancora un ultimo pensiero di 3P: “…la Chiesa siciliana è chiamata, oggi come ieri, a condividere l’impegno, la fatica e i rischi di coloro che lottano, anche con discapito personale, per gettare le premesse di un futuro di progresso, di giustizia e di pace per l’intera isola”.
Non è tempo di commuovermi, è meglio che vada subito a dormire.
Nino Lanzetta

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