Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Inviato al giornale INFORMACARITAS : “Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?” nel 2012

Non avrei mai immaginato che sarebbe potuto finire così tragicamente ucciso.
Sotto il portone di casa. Non avrei mai potuto immaginare la sua beatificazione, il suo diventare “santo”. Negli anni che ho vissuto con lui ho trascorso la mia adolescenza riempendola di ricordi ed esperienze. Ho pregato, riflettuto, approfondito, conosciuto, sono entrata in relazione, mi sono confrontata, sono entrata in conflitto, ho conosciuto la confusione. Ed il piacere della conquista.
Ho conosciuto ragazzi. Ragazzi e ragazze. Decine e decine, giovani ed adulti e quando oggi incontro una macchina con su un adesivo con il viandante in cammino, quello dei gruppi del Centro Diocesano Vocazioni, sento, profondo, un senso di amicizia con il conducente. Pure se non lo conosco. “Sì, ma verso dove ?” recita l’adesivo. Oggi lo so, ma per dieci anni di gruppi con lui me lo sono chiesto. Ce lo siamo domandati, in centinaia, e la cosa bella è che ogni giorno, con noi, se lo chiedeva anche lui. 3P (Padre Pino Puglisi) “verso dove” ha saputo dove andare. E dove è andato, ha scelto di accettare la morte. A noi tutti, che con lui siamo cresciuti, ha lasciato il piacere della scoperta, ha insegnato il piacere della scoperta, ogni giorno, dentro noi stessi, di tutto ciò che siamo diventati. E lui? Che senso ha per noi cristiani la sua vita? Brancaccio è il luogo che immediatamente si accosta al suo impegno e la sua biografia di questi ultimi tre anni di vita, dal 1990 al 1993, è da tutti conosciuta. Ma il suo metodo, la sua attività a Brancaccio, lo sono altrettanto? E’ a tutti noto il suo lavoro di cucitura di una realtà sconnessa e senza speranza, la sua promozione del benessere tra i diseredati ed i senza futuro, la sua caparbia umiltà nel tentare di convincere persino i duri mafiosi del fatto che lui, a quei bambini, voleva solo restituire l’infanzia ed alla gente la dignità? Sono servite la competenza delle assistenti sociali che hanno letto i bisogni di quel territorio e ne hanno individuato le risorse mettendole, poi, in rete per lavorare ad un progetto di Rinascita? Sono stati sufficienti i numerosi volontari e le umili suore per portare umanità ed amicizia a chi non sperava più? Sono bastati pochi mesi di servizio pastorale di questo piccolo prete in un territorio apparentemente senza Dio per convincere molti che Dio, invece, non abbandona mai e che bisognava solo spogliarsi della diffidenza, della paura e della incapacità di sperare per vederlo, ogni giorno, dentro le proprie case e le proprie vite. Questo Dio ha fatto paura ai mafiosi. Questo Dio, di cui 3P fu coerente testimone, i mafiosi hanno voluto uccidere nel loro stesso quartiere. P. Puglisi, il 15 settembre 1993, consegna il suo corpo alla terra ma lascia a tutti noi la certezza che chi ama è strumento efficace dell’amore di Dio e della sua capacità di salvezza. Così, in 56 anni, 3P ci aiuta a riscoprire il senso del nostro essere cristiani. Cosa ne è, oggi, di questo progetto? Il “Centro Padre Nostro” ideato da P. Puglisi era pensato come il luogo in cui concretizzare la carità operata dalla Parrocchia e per questo non doveva essere assolutamente separato da questa. Ma così, sin da subito, è stato. La gratuità era la condicio sine qua non di quel Centro, perché, più che di gratuità, 3P parlava di oblatività cristiana, di vita come servizio, di vita come donazione. Ma il denaro, sin da subito dopo la sua uccisione, ha contraddistinto l'azione del Centro che da luogo di volontariato puro si è trasformato, in modo formale nel 1999, in Ente Morale che persegue i suoi scopi attraverso progetti finanziati da enti di diversa natura, sopratutto Enti pubblici. L'indipendenza da qualsiasi legame politico, anche legato a richiesta di denaro, era imprescindibile, secondo P. Puglisi, perché questo avrebbe consentito al Centro l'assoluta libertà di denuncia di quanto gli amministratori pubblici, e quindi i politici, avrebbero dovuto fare per Brancaccio e per i diritti dei suoi abitanti e, invece, non facevano. Il diritto alla denuncia sociale come forma di protesta/proposta rispetto alle inadempienze di chi governa. Ma anche in questo caso, l'attuale Centro Padre Nostro non è stato in linea con la filosofia di P. Puglisi tanto che P. Golesano, che di 3P è stato successore, ha ricoperto il ruolo di consulente dell'ex Presidente della Regione Cuffaro (in carcere per legami con la mafia) ed Antonio Di Liberto, ex Presidente dello stesso Centro Padre Nostro, ha ricoperto, contemporaneamente, il ruolo di consulente del Sindaco di Palermo Cammarata. Questo impediva loro la difesa dei diritti della gente? Posso solo affermare che questo impediva loro di essere continuatori di 3P. E per tutti questi motivi, almeno sono questi i più importanti, ritengo che da tantissimi anni, ormai, il Centro Padre Nostro del post 3P non sia altro che un centro sociale come tutti gli altri, anche se parla ed agisce in nome e per conto dell'eredità di azione di P. Puglisi stesso. Con tutto ciò che ne consegue. Cosa attenderci ora, a quasi 20 anni dall'inaugurazione del Centro Padre Nostro e dall'omicidio del nostro 3P? Tantissimi sono i testimoni diretti dell'opera di P. Puglisi che si aspettano un gesto importante da parte di chi, più che altri, è titolato a promuovere un'azione di aggiustamento di rotta. A cambiare, in umiltà, c'è sempre tempo.


Rosaria Cascio
Presidente dell’Associazione
“Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”

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