Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















Cristo Risorto sorgente di ogni testimonianza. Di Don Marco Lupo

I- Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede
G. Gesù, il Crocifisso, è Risorto! Questa è la speranza viva che i discepoli di Cristo intendono offrire agli uomini di oggi. La Chiesa e i credenti sanno di annunciare e portare una grazia che non possiedono in proprio, ma di cui sono a loro volta gratificati. Non hanno altro dono da proclamare: a partire dalla risurrezione di Gesù, la vita donata con lui e come lui è il fine della persona, il futuro della società e il motore della storia.

DALLA PRIMA LETTERA APOSTOLO PAOLO AI CORINTI (15,1-22)
Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, cosi tutti riceveranno la vita hi Cristo.

SILENZIO
1 C. Signore Gesù, ti riconosciamo come l'unico liberatore dell'umanità, perché hai vinto il peccato e la morte, che ci allontanavano dal Padre e tra noi. Tu sei la vita che vince la morte, l'amore che annienta l'odio, la gioia che sconfigge la tristezza, la luce del perdono che supera le tenebre del peccato.
2 C. Sei l'acqua che disseta, l'ombra che da ristoro, il sale che esalta il sapore della vita. Sei il volto visibile della tenerezza del Padre. Tu ci rendi figli di Dio grazie alla tua vita, morte e risurrezione.
1 C. Signore Gesù, tu hai portato al mondo la bella notizia che noi siamo chiamati a riconoscere e condividere. Tu doni il frutto della vita che siamo chiamati a gustare e donare perché tutti gli uomini si mitrano di questo tuo dono.
2 C. Sei la novità di cui abbiamo bisogno, la speranza che cerchiamo con insistenza, la gioia a cui tendiamo, la vita che non ha fine e dona serenità a chi si lascia coinvolgere in questa storia d'amore.

2- Vedere il Risorto: un 'esperienza di conversione
G. La fede pasquale è anzitutto esperienza di conversione. Molti racconti delle apparizioni del Risorto iniziano annotando come i discepoli, le donne, coloro che hanno seguito Gesù lungo il cammino non lo riconoscano. Il dubbio è sconvolgente: perché non vedo il Signore presente? Gesù Risorto non viene subito riconosciuto. I discepoli, dispersi dalla prova della croce, sono invitati a Uba nuova prova: dalla precedente conoscenza di Gesù come maestro e profeta devono passare all'esperienza della comunione di Gesù con il Padre. Questo passaggio comporta una profonda conversione.

DAL VANGELO DI LUCA (24,1-16)
II primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurile e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato». E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatesi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto. Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

SILENZIO
Canto
3- Incontrare il Risorto: un 'esperienza di missione
G. La fede pasquale è esperienza di missione. La missione è l'incontro con il Risorto, la cui signoria riconcilia il ciclo e la terra.

DAL VANGELO DI MATTEO (28,6-20)
Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E" risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno». Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatesi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in ciclo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
SILENZIO

Tutti
Dio sta parlando e mi dice:
"Ora che noi,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
dimoriamo in te,
non sentirti mai solo, né di giorno, né di notte, e non aver mai paura
perché niente di male di accadrà.
Vai anche tu,
come i primi dodici apostoli,
ad annunziare il Vangelo di salvezza.
Vai anche tu
a narrare le opere meravigliose
operate in te e intorno a te.
Vai anche tu
a far conoscere che Dio
non è quello che la gente spesso pensa.
Vai a dire a tutti
che Dio è misericordioso
e che guarda il cuore degli uomini
e non il loro vestito.
Vai anche tu,
come Francesco, per le strade del mondo
a chiamare fratello e sorella
ogni volto e ogni cosa che incontri.
Vai anche tu,
come i santi, a spargere nelle case
il profumo dell'amore generoso e puro.
Vai anche tu,
come gli innamorati di Dio,
a spingere con forza la storia
verso la Gerusalemme celeste,
perché il mondo sia una cosa sola
come noi Tre siamo un Dio solo.
Vai,
Noi saremo sempre con te".
(Averardo Dini)


4- Comunicare il Risorto: un 'esperienza di relazione
G. L'incontro con il Risorto è esperienza di relazione. La missionarietà della Chiesa non ha lo scopo di dire "altro" o di andare "oltre" Gesù Cristo, ma di condurre gli uomini a lui. Il modo è uno solo: una relazione "spirituale", capace di trasformare la vita personale e sociale. Il mistero della Chiesa, il senso dei suoi gesti e delle sue iniziative, la forza della sua testimonianza hanno il compito di introdurre gli uomini alla relazione viva con il Risorto.

DAL LIBRO DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (4,32-37)
La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa «figlio dell'esortazione», un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l'importo deponendolo ai piedi degli apostoli.
SILENZIO

Tutti
1C. Signore, rendici strumenti della tua pace, della tua gioia, del tuo amore.
Tu sei il Dio della vita e della resurrezione.
Spezza le catene dell'egoismo, dell'apatìa, dell'oppressione e dell'ingiustizia,
affinché tutti camminiamo nella vera libertà lungo la strada
che conduce al tuo Regno d'amore, di giustizia e di pace.
2C. Donaci, Signore, il tuo spirito di sapienza e di intelligenza per discernere in questo mondo incerto
i veri dai falsi valori,
i disorientamenti profondi e le noie passeggere, le crisi gravi e gli ondeggiamenti superficiali.
T. Donaci, Signore, il tuo spirito di coraggio e di forza
per resistere alla paura dei cambiamenti necessari
per pagare il prezzo di una fraternità più grande,
per accettare la condivisione e la privazione.
1C. Donaci, Signore, il tuo spirito di speranza
perché si affermi in noi il desidero del tuo regno,
perché la fatica e il dubbio non ostacolino le nostre lotte,
perché i nostri occhi sappiano vedere il più pallido chiarore di vera vita,
perché noi diventiamo per gli altri segno di un avvenire migliore.
2C. Donaci, Signore, il coraggio di rimuovere ogni nostro egoismo, di rifiutare facili ed illusorie soluzioni che non saziano la nostra sete di infinito.


Spunti di riflessione
"La vita spirituale dei coniugi e della famiglia come via di testimonianza"
(appunti tratti da riflessioni di Don Renzo Bonetti.)
"Attraverso il matrimonio passa un autentico rinnovamento dell'umanità, perché il matrimonio viva la sua missione è necessaria una spiritualità specifica". "Il matrimonio è fonte propria e mezzo originale di mutua santificazione per i coniugi". Sono espressioni che troviamo nella Familiaris Consortio e che stabiliscono definitivamente che esiste una spiritualità coniugale e familiare, che gli sposi non sono condannati ad andare alla penitenza religiosa per vedere che tipo di spiritualità possano tentare di far sopravvivere per i coniugi; è proprio all'interno del vissuto di coppia che c'è la possibilità di santificarsi. Non cercare di diventare santi nonostante il matrimonio, nonostante questo marito, questa moglie, questi figli, ma diventare santi con questo matrimonio, con questo marito, con questa moglie!
Possiamo dare una definizione di spiritualità per intenderci. Spiritualità è vita secondo lo Spirito che per ogni battezzato assume grazie e modalità diverse secondo gli stati di vita. Siamo d'accordo che non c'è niente di più grande del battesimo? Si può diventare di più di figli di Dio? La vita spirituale del cristiano è vivere questa vita battesimale che assume grazie e modalità diverse secondo gli stati di vita; assume in questo caso modalità di coppia e coniugalità. Il termine spirituale ci rimanda a Spirito Santo, che indica il livello dell'essere proprio della nascita dall'alto del mistero nuziale. "La vita spirituale è sempre un incontro: Dio esce da sé verso l'uomo e l'uomo lascia la sua solitudine". Citazione essenziale per cogliere questa realtà del matrimonio "fonte propria e mezzo originale di mutua santificazione..." è la Familiaris Consortio al n°56. "Fonte propria" vuoi dire che ha in sé la capacità di generare un tipo di vita spirituale, un tipo di vita diverso, un percorso di santificazione. "Mezzo originale" vuoi dire proprio che ha una sua originalità che non è riconducibile ad altre spiritualità. Poi sempre la stessa citazione dice: "riprende e specifica la grazia santificante del battesimo", quindi non viene data una grazia generica, ma una grazia che va a specificare. Lo sposato non può vivere solo la grazia del battesimo: è la grazia del battesimo da coniugato, da sposato. Il terzo capoverso dice: "La vocazione universale alla santità è rivolta anche ai coniugi e ai genitori cristiani: viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie dell'esistenza coniugale e familiare".
La Chiesa individua un percorso specifico di santità spirituale che non è un discorso nuovo. Nell' Humanae Vitae n°25: "La vocazione degli sposi cristiani iniziata col battesimo si è ulteriormente specificata e rafforzata con il sacramento del matrimonio". Notate che sto insistendo su questa originalità, su questa particolarità. Il fondamento della spiritualità è la coppia, è la coppia che diventa sacramento.
Nel rapporto con Cristo il cristiano non è un passivo, non è un attendista - vediamo cosa Cristo fa di me - ma è uno che risponde vitalmente, mette in atto tutto il suo dinamismo di carattere psicologico.
Da questa strada spirituale, questa vocazione alla vita di Cristo apertasi con il battesimo riceve una specificazione, viene ulteriormente definita con il sacramento del matrimonio.
A partire dal battesimo il cristiano è legato a Cristo Signore, "non si appartiene più - come dice San Paolo - il corpo è del Signore e il Signore è per il corpo" I Cor. Tutto il suo essere è ormai sotto il segno della Redenzione del Risorto. Appartengo a Cristo, sono di Cristo. È grazie al battesimo che il Cristo glorioso esercita la sua signoria sull'uomo, su ogni persona, sull'uomo e sulla donna nei quali inabita mediante il suo Spirito. Dal momento che i futuri sposi, in quanto battezzati, appartengono a Cristo e solo a Lui sono consacrati, solo il Cristo può consegnarli l'uno all'altro riproducendo lo stesso legame che Egli vive con la sua Chiesa e realizzando nelle profondità del loro essere la condizione di grazia perché si appartengano soprannaturalmente l'uno all'altro come Cristo alla Chiesa.
Se questi due non si appartengono come possono darsi? È questo il punto di partenza. Solo nel Signore! Chi può darli uno all'altro? È il Signore! È per questo che si dice "sposarsi nel Signore".
A livello teologico due battezzati non possono darsi uno all'altro se non in Cristo. Solo Cristo può consegnarli l'uno all'altro. Consegnandoli uno all'altro Cristo riproduce lo stesso legame che Egli vive con la sua Chiesa. Cristo cosa fa con la sua Chiesa? L'ha unita a sé con il suo corpo. Unendo a sé questo uomo e questa donna in se stesso, in un solo corpo, Egli si unisce a loro come Lui è unito alla Chiesa, che ha unito a sé nel suo corpo, riproduce in loro lo stesso legame che vive con la sua Chiesa e realizza nella profondità del loro essere le condizioni di grazia perché si appartengano soprannaturalmente uno all'altro come Cristo appartiene alla Chiesa e la Chiesa appartiene a Cristo. L'accadere del matrimonio, di questo sacramento, è una manifestazione di amore di Cristo che hi seno alla Chiesa, nella
comunità, consegna un uomo a una donna e una donna a un uomo per realizzare in loro il mistero della salvezza e attraverso loro dispiegarlo al mondo. Lo sposarsi nel Signore è un dono che il Signore fa a quegli sposi e consente di vivere il grande mistero della salvezza dentro il percorso della coniugalità e farla diventare salvezza per gli altri. Un autore disse: "è lecito affermare che Cristo Sposo entra nella vita degli sposi cristiani e assume il loro amore nel suo amore sponsale verso la Chiesa". Il nostro amore è assunto nell'amore che Cristo Sposo ha hi questo momento per la sua Chiesa: vivo, presente, reale. Questo amore che partecipa del patto di amore di Cristo per la Chiesa, viene cioè ad essere trasformato ontologicamente dalle caratteristiche e dalla missione sponsale che Cristo ha verso la Chiesa. Cristo e la Chiesa partecipano la loro missione di sposo e di sposa agli sposi cristiani. Cristo Sposo della Chiesa sposa sorgente e modello della spiritualità coniugale e familiare Sono pronti gli atti della prima settimana di studi della spiritualità familiare perché era ora di alzare il capo. È giusto affermare che esiste una spiritualità che si fonda sul sacramento del matrimonio e andare a cogliere gli aspetti specifici mostrandone tutte le fondamenta teologiche. Perché "Cristo Sposo della Chiesa sposa sorgente e modello della spiritualità coniugale e familiare"? Abbiamo individuato in Cristo Sposo il momento del passaggio: da figli nel Figlio a sposi nello Sposo. Il sacramento del matrimonio configura gli sposi a Cristo Sposo della Chiesa sposa. Come io presbitero sono stato configurato a Cristo Pastore, i due nei loro cromosomi sono stati configurati a Cristo Sposo della Chiesa. Sentite un'espressione dello Cheveau del 1960: "II matrimonio cristiano sta hi relazione reale, essenziale, intrinseca con il mistero dell'unione di Cristo con la Chiesa". Noi due sposi siamo in relazione reale, essenziale, intrinseca con il mistero dell'unione di Cristo con la Chiesa. Il matrimonio ha la sua radice in esso, è intrecciato organicamente con esso (con questo mistero di rapporto Cristo-Chiesa) e quindi partecipa della sua natura e del suo carattere soprannaturale. Il matrimonio non è semplicemente il simbolo di questo mistero di unione di Cristo con la Chiesa o un esemplare che rimane fuori dal medesimo, bensì una coppia germogliata dall'unione di Cristo con la Chiesa, prodotta e impregnata dalla medesima, dato che non solo raffigura quel mistero, ma lo rappresenta in se stessa realmente, ossia mostrandolo attivo ed efficace dentro di sé. È di una forza grandiosa questo passaggio! La coppia non solo raffigura quel mistero, ma rappresenta in se stessa realmente il rapporto Cristo-Chiesa, ossia mostrandolo attivo ed efficace dentro di sé. È una pagina meravigliosa di contemplazione di questo mistero grande, come lo chiama Paolo, in riferimento a Cristo a alla Chiesa. È guardando a Cristo Sposo della Chiesa sposa che troviamo le coordinate fondanti della spiritualità coniugale e familiare, perché gli sposi entrano realmente, vitalmente, ontologicamente nell'unione sponsale di Cristo e della Chiesa e la rivivono hi sé come contenuto profondo della loro coniugalità. Maschio e femmina vuoi dire che ha fatto l'uomo capace di amarsi in questa totalità di dono, ma questa dimensione di totalità di dono è venuta a meno con il peccato. Nel sacrificio della croce perché si svela? Chi è Gesù sulla croce? È lo Sposo, Colui che ha unito a sé l'umanità assumendo la sua carne perché sulla croce dice la totalità di questo amore; è lì che dice: ti ho amato fino a dare tutto, la croce è il tutto dato, il tutto donato, il tutto di sé, è la donazione totalitaria divina deU'Uomo-Dio. sulla croce si svela la vocazione che era iscritta nell'uomo e nella donna nella creazione. Che vocazione era? Era la vocazione alla totalità dell'amore, alla radicalità dell'amore!
"Il matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale della nuova ed eterna alleanza sancita nel sangue di Cristo". Notate la parola "simbolo reale": non è un simbolo nel senso di un segno vuoto, esterno, ma è un simbolo reale nel senso che contiene ciò che dice, contiene ciò che esprime; per esempio la bandiera italiana non contiene l'Italia, è un simbolo dell'Italia. La Familiaris Consortio indica agli sposi il vertice di questo percorso spirituale: gli sposi sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce, cioè nella loro carne esprimono la pienezza del mistero pasquale, la pienezza del donarsi l'uno all'altro nella totalità dell'amore. Sono la Pasqua espressa nel tempo, sono la Pasqua espressa tutti i giorni nella carne, nel vissuto di uomo e di donna. Notiamo in questa espressione l'estensione del significato sponsale e la completezza del volto di Cristo Sposo che ne deriva. I due passaggi sono questi: Gesù è lo sposo perché in sé ha realizzato l'alleanza eterna con l'Incarnazione unendo la natura divina con quella umana. Il Messia è annunciato come sposo. Nel Nuovo Testamento si autopresenta come sposo perché Gesù è Colui che in sé ha avuto natura divina e natura umana. È sposo. È lo Sposo che ama fino a morire sulla croce. Qui si consuma l'amore dello Sposo per la sua sposa che nasce dal suo fianco squarciato: una donazione che è stata anticipata dall'autodonazione espressa nell'ultima cena con i suoi apostoli. Ci sono alcuni padri della Chiesa che chiamano la croce il letto nuziale: è il luogo dove Gesù ha espresso il tutto donato, il tutto dato. Fino a che punto ti ama!
La partecipazione degli sposi al legame che unisce Cristo alla Chiesa ci fa intravedere in che cosa consiste la santità degli sposi e la grande ricchezza e fecondità che possono trovare in Gesù Cristo Sposo. Va scoperto e valorizzato il legame ontologico, cioè profondo, essenziale che l'unione degli sposi ha con Cristo. Cristo Sposo è il modello pieno e completo per la coniugalità degli sposi. È Cristo Sposo come persona sposa che va amato, seguito, imitato. La santità degli sposi sarà manifestata dall'intensità dinamica, radicale e libera di seguire Cristo Sposo nell'essenza, dalla ferialità, significa rivivere in sé gli atteggiamenti, le scelte, la donazione di amore di Gesù. Così ogni coppia acquisterà una sua originalità, singolarità nel seguire Cristo Sposo. A questo punto si possono profilare due aspetti: Cristo è Sposo perché ha unito a sé l'umanità nell'incarnazione e unisce a sé la Chiesa nel suo corpo. Cosa ne deriva nel percorso spirituale? Se Cristo è Sposo perché ha unito a sé la natura umana e unisce a sé con il suo corpo la Chiesa, cosa vuoi di reintrodursi dentro a questo percorso? La potremmo chiamare la spiritualità di essere un solo corpo, dell'essere una sola carne. Imitare Cristo Sposo è la spiritualità dell'accoglienza, del ti accolgo sempre. Avete presente quell' espressione di Paolo "Mi hai dato un corpo, ecco io vengo o Padre a fare la tua volontà". Questo corpo con il quale voglio vivere pienamente l'accoglienza del tuo corpo, vuoi dire della tua persona. Rivivere hi sé il mistero della piena, totale, costante accoglienza dell'uno verso l'altro e dell'altro verso l'uno. Come Cristo si è incarnato, come ha assunto l'umanità? Ha assunto ciò che è buono dell'umanità e ha lasciato ciò che è cattivo. Si è incarnato in una situazione concreta, a Nazareth, con un dialetto, con un tipo di casa, con un tipo di lavoro.
Si è incarnato fino in fondo. L'accoglienza piena dell'uno e dell'altro. L'imitazione di Cristo Sposo significa una spiritualità della gratuità, piena, completa, concreta. Si è incarnato non per venire a prendere, ma per venire a dare. L'incarnazione della moglie, del marito, è un'incarnazione, un'accoglienza, una sponsalità per dare e la risposta è risposta libera a ciò che si riceve. È arrivare al vertice: è amare per amare, non amare per ricevere. Pensate cosa vuoi dire nella lettura sponsale l'andare in cerca della pecorella smarrita, cercare la dracma perduta, la moltiplicazione dei pani... L'attenzione alla sofferenza che tipo di sponsalità è? È chiaro che il percorso alla santità è un percorso che realizza l'umanità!
Signori miei è questa la sfida che si gioca con il sacramento del matrimonio! Che non è un sacramento che realizza angeli, ma è un sacramento che realizzai uomini e donne in pienezza, nella pienezza della loro carne, della loro affettività, della loro sensibilità, della loro voglia di tenerezza, di riceverla e di darla. E sarà l'emblema di umanità di uomini e donne realizzate che dirà che nel sacramento si continua Cristo che salva, che salva l'uomo nella sua realtà storica di uomo e di donna. Chi salva l'uomo nella sua realtà storica? Non predichiamo Cristo che mette le ali agli uomini, ma Cristo che è dentro la storia degli uomini e delle donne. È questa la cosa bella: è lo Spirito che da vita, fa risorgere, fa nuove tutte le cose. Vi ricordate quella visione di Ezechiele, di tutte quelle ossa bianche, aride... guardatevi
attorno: se la vita delle coppie di oggi non sono ossa aride! Questo Spirito che è capace di entrare e dare vita e in questo senso giochiamo sul matrimonio della credibilità che va data al discorso della fede perché è lì, nel concreto di questa vita di coppia, che si vede se questa fede produce uomini e donne, o produce dei sottosviluppati umani, degli handicappati! Oh poverini, hanno anche la fede! Per far vivere in pienezza questa dualità di uomo e donna occorre una forza spirituale. Purtroppo nella Chiesa di oggi noi facciamo il sacramento, poi che si arrangino! Si può vivere il sacramento del matrimonio senza spiritualità? No! Vuoi dire semplicemente metterla nel congelatore. Viviamo come se non l'avessimo "hanno occhi e non vedono, hanno mani e non palpano, hanno bocca e non parlano": sono idoli, sono svuotati dal loro senso più profondo. Vado a scoprire una spiritualità uguale Spirito che da vita.
Questa è una sfida chiara: vediamo se questo Spirito da vita a tutto il mio vissuto di coppia, compresa la sopportazione di quel marito, di quella moglie, di quel difetto, di quella noia, di quella difficoltà, di quel figlio, di quella casa, di quel lavoro... È la spiritualità dell'ordinario. Perché? Perché è sinonimo di incarnazione. Lo Spirito Santo non funziona a corrente alternata, un po' sì e un po' no. Lo Spirito è incarnazione, incarnazione vuoi dire dentro la storia, dentro le 24 ore. Vuoi dire che devo recuperare il valore spirituale dell'ordinario come possibilità di crescita nella vita della Spirito, che vuoi dire nella vita dell'amore. Quando io sfrutto un'ora di Messa ma non so sfruttare tutte le altre ore dei sette giorni della settimana, che alleanza ho celebrato? Che unione di Cristo con la sua carne ho celebrato? Che amore totalizzante ho celebrato nell'Eucaristia se questa non riesce ad andare ad arricchire il vissuto ordinario? Il perché mi alzo, il perché vado a lavorare, il perché torno a casa: tutto viene arricchito da questo dono. Il Cristo Sposo, la sua unione con la carne non l'ha vissuta solo nei tre anni di vita pubblica. Dobbiamo far parlare di più i 30 anni di vita di Nazareth per capire che cos'è l'incarnazione. L'incarnazione si trova 11. Si trova in quella casa, in quell' ambiente con la puzza di capra, in tutto il mormorio del paese, del villaggio, del "chi è quello lì? cosa fa? a 30 anni ancora non si sposa? ma cosa sarà di quell' uomo lì? ma cosa viene a raccontarci? ma non è il figlio di Giuseppe?" Ti puoi immaginare! Quello è il punto d'arrivo delle chiacchiere che facevano! Gesù lì! Lì devo riscoprire la spiritualità dello sposo, del Verbo che si è fatto carne, che ha amato la Chiesa in questo modo qui, devo trovarla dentro il discorso dell'ordinario. Il secondo grosso filone è l'altro: se Gesù è lo Sposo che ha voluto a sé l'umanità e ha unito a sé la Chiesa con il suo Corpo è anche lo Sposo che ama fino a dare la vita sulla Croce. È lo Sposo che ha amato fino a dare la vita, è la sponsalità totalmente realizzata, sulla croce è il tutto donato. In effetti è proprio in questa dinamica che ancora si realizza in pienezza l'imitazione di Cristo Sposo da parte degli sposati e questa donazione pasquale parte già dal momento dello scambio del consenso. È la prima attualizzazione pasquale degli sposi. C'è quel libro, "Lo Spirito Santo e il matrimonio", dove si dice che già al momento della celebrazione del matrimonio gli sposi incominciano la loro Pasqua. In questo reciproco dono l'uno all'altro, è "do tutto di me a te". Il dono reciproco
è il loro dono pasquale, sono assorbiti dentro la Pasqua di Cristo che dona totalmente se stesso per la Chiesa. Lì incomincia la loro Pasqua. Questa poi si concretizza in mille altri comportamenti. Vivere l'amore unitivo nel sacrificarsi e sacrificarsi solo per l'amore unitivo. Quando vivo il sacrificio, la dimensione di sofferenza all'interno della coppia senza l'Amore è privare completamente quel momento pasquale del suo significato più profondo. In questo caso io non sono Gesù che vive la Pasqua: sono uno
dei due ladroni che è costretto a subire: oddio sono con questa moglie! Mentre la Pasqua è questa donazione libera e piena dell'amore! Allora il sacrificio diventa la possibilità di esprimere più amore, dare significato ad ogni forma di sacrificio, di sofferenza. Nel matrimonio si rischia di giocare a slalom, a slalom gigante costantemente cercando di evitarlo, quando ci si sbatte contro c'è qualche imprecazione e poi si va oltre. È vanificare la Pasqua di Cristo! Pensate cosa vuoi dire agli effetti pratici riuscire a dare significato al soffrire, alla fatica. Voi vi trovate alla fine di una giornata pesante, ma vi ritrovate che dentro di voi siete cresciuti, che la Pasqua quotidiana vi ha fatto crescere. Ancora sempre nell'ottica di Cristo Sposo: è lo Sposo che ha amato la Chiesa e ha data se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavoro. "Ha dato se stesso per lei (per la Chiesa), per renderla santa, purificandola" Ef 5,25-26. Cioè è una spiritualità redentiva. è una spiritualità che salva. Un amore sponsale, con questa donna, con questo uomo, è un amore che si assume la responsabilità di salvare, di far diventare grande spiritualmente la moglie, il marito. Assume su di sé il negativo della moglie, del marito per redimerlo nell'amore, per salvarlo nell'amore. È ancora una spiritualità della riconciliazione. Sempre guardando lo Sposo, la croce che ama: "Padre perdona loro", "Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me". L'amore grande che è dentro nel cuore di Cristo Sposo è l'amore capace di riconciliazione costante. Sempre guardando a Cristo Sposo nella Pasqua è una spiritualità gioiosa. Familiaris Consortio n°52 "La famiglia cristiana, soprattutto oggi, ha una speciale vocazione ad essere testimone dell'alleanza pasquale di Cristo", gli sposi sono chiamati ad esprimere questa alleanza pasquale nella loro carne "mediante la costante irradiazione della gioia dell'amore e della sicurezza della speranza, della quale deve rendere ragione". Gli sposi cristiani sono contenti di vivere la loro nuzialità, la loro sponsalità, o gli sposi cristiani sono brontoloni come tutti gli altri? O gli sposi cristiani vivono anche loro la "condanna al matrimonio"? Li ha condannati ad essere sposati tutta la vita con quell' uomo, con quella donna! Nella coppia, nel sacramento del matrimonio, noi ci giochiamo una sfida con la fede perché se "maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò", Dio ha preso in giro l'uomo e la donna quando li ha fatti insieme maschio e femmina? Se ha fatto dell'uomo e della donna il sacramento del rapporto di Cristo con la Chiesa, il segno di Cristo con la Chiesa, non può essere un segno che umilia l'uomo e la donna. Mostrate che è un bel disegno di Dio, mostrate che dentro il sacramento del matrimonio si realizza la salvezza di Cristo. Lo Spirito Santo artefice del dono e del cammino di partecipazione degli sposi al legame di Cristo con la Chiesa Tentiamo di individuare i modi con cui lo Spirito Santo agisce all'interno della vita di coppia. Ne enucleo 3. - C'è don Carlo Rocchetta con "Il sacramento della coppia". Ha un capitolo sullo Spirito Santo. "Lo Spirito Santo artefice di una trasformazione" Comunione e comunità della vita domestica al n°9: "La comunione donata dallo Spirito Santo non si aggiunge dall'esterno né rimane parallela a quella comunione coniugale e familiare che costituisce la struttura naturale del rapporto specifico uomo-donna/genitori-figli". Lo Spirito Santo non è che viene sopra, viene di fianco, adombra la realtà della coppia, bensì il dinamismo della coppia assume questa struttura dentro il mistero dell'amore di Cristo per la sua Chiesa. Quindi lo Spirito non è esterno al dinamismo maschio-femmina, me è dentro al dinamismo maschio-femmina e pertanto lo trasforma interiormente e lo eleva a luogo e segno di comunione nuova, soprannaturale e salvifica. Perciò nel cammino di crescita di spiritualità va tenuto presente il protagonista primo e principale della vita di coppia e della famiglia che è lo Spirito Santo. - Secondo aspetto: il dono dello Spirito Santo fa partecipare questa coppia, ogni coppia, alla mirabile comunione di Cristo con la Chiesa. È la singolarità di una relazione, ciascuno deve dire "noi due", uomo-donna che è assunto nel disegno salvifico di Dio, ed è alla loro singolarità che è affidata la responsabilità del dono ricevuto per farlo fruttificare. Il dono dello Spirito salvaguarda tutta l'originalità e la caratteristica che c'è dentro l'originalità di una particolare coppia. Nessuna coppia si assomiglia, come ogni persona ha una sua originalità, una sua individualità. Sempre i vescovi italiani dicono: "La coppia e la famiglia cristiana sperimentano dunque nella loro vita una comunione che senza mortificare, ma assumendo e portando a compimento quella del sangue e dei vincoli affettivi, la supera e la trascende" Questa nuova comunione non è solo dono dello Spirito, è anche comandamento per la libertà responsabile dei membri della coppia e della famiglia. Con queste premesse diventa preciso un dato della coniugalità familiare: essa non è una spiritualità generica, astorica, uguale in tutti i tempi, perché il dono dello Spirito è dato per questa coppia che è chiamata a dare la sua personale, originale risposta. - Terzo aspetto. "Lo Spirito Santo unità del Padre e del Figlio". All'interno della Trinità lo Spirito Santo è l'unità del Padre e del Figlio. Lo Spirito Santo è artefice dell'unione del Verbo di Dio con la carne umana, che si è incarnato per opera dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è artefice dell'unione di Cristo Capo con la Chiesa suo corpo. Chi è che realizza questa unione di Cristo Capo con la Chiesa suo corpo? È lo Spirito. Lo Spirito è l'unità del Padre e del Figlio, lo Spirito realizza l'unità della Chiesa con Cristo Capo, lo Spirito è artefice del cammino di unità degli sposi. Chi è capace di fare dei due uno? Chi conduce le due carni per essere una sola carne? Possiamo dire l'indissolubilità un percorso di santità per gli sposi, vuoi dire ricevere il dono dell'unità - l'unità del Padre e del Figlio, l'unità di Cristo con la Chiesa, l'unità del Verbo con la natura umana - ricevere il dono dell'unità uomo-donna e tradurlo nella vita di coppia come un cammino di crescita spirituale. L'indissolubilità dono ricevuto e dono che realizza. L'unità, l'indissolubilità, è una sfida che ci fa diventare uno come Dio, come Dio è uno: quindi l'indissolubilità non come cammino mortificante, opprimente. 11 percorso dell'originalità delle due persona che si sono unite, ma unità come capacità di promuovere nella pienezza della maturità la libertà dei due al punto di diventare uno. Promuovere, sviluppare la libertà del dono d'amore dei due al punto da essere uno. L'unità in Dio non è confusione, non è oppressione, non è inibizione l'uno dell'altro: l'unità non si realizza conformando l'altro a se stesso. L'unità si realizza nella pienezza della libertà del dono di sé all'altro e all'altra. È diventare uno come è Cristo con la sua Chiesa, come è uno il Verbo con l'umanità, come è uno il Padre e il Figlio nello Spirito. Il Padre dal quale ogni paternità prende nome in cielo e sulla terra Andrebbe sviluppato il rapporto della famiglia icona della Trinità. Tre semplicissimi percorsi, cioè il percorso della vita spirituale nel senso che:
a) generare coinvolge la partecipazione all'amore di Dio che si realizza e manifesta concretamente in una persona;
b) l'educare esprime e continua ad esprimere l'amore di Dio per i figli;
e) con i figli si genera una novità in questa triade che è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo del quale la famiglia è icona.
L'unità del Padre e del Figlio si sostanzia nello Spirito. Lo Spirito è l'amore tra il Padre e il Figlio fatto persona. Nella famiglia l'uomo, la donna, i figli sono l'unità di amore dell'uomo e della donna fatto carne, fatto persona. In questo senso gli autori vedono la famiglia icona della Trinità, immagine della Trinità. I figli sono l'unità costante, permanente dei due. I genitori potrebbero guardare un figlio e dire: "noi lì siamo uno", anche se poi bisticciano 24 ore 11 sono uno. Quello è il richiamo della nostra unità, il richiamo permanente che l'unità è realizzata: sostanza dell'unità. Qui ci sarebbero delle conseguenze educative enormi. Ho espresso tre piccole dimensioni di come si può osservare, presentare un cammino spirituale dei genitori in ordine al discorso dei figli. Il primo nel senso che generare è partecipare alla vita di Dio, cioè l'atto del generare, della fecondazione, della gestazione, del parto è tutto un partecipare a Dio creatore, alla dimensione di Dio creatore; l'altra, la seconda, è l'educare, perché nell'educazione si esprime l'attenzione ad un soggetto, ad un individuo amato da noi, ma amato da Dio. Quel soggetto, quella persona, è amata da Dio, voluta da Dio. Nello stesso tempo educando io continuo ad esprimere la partecipazione all'amore che Dio ha per questa persona qui, cioè un papa e una mamma che si occupano dei figli esprimono il loro amore, ma esprimono anche tutto l'amore che Dio ha per quella persona, sono il primo segno che Dio li ama nei loro genitori. Pensate come si fa fatica oggi a parlare dell'amore di Dio Padre a taluni figli che non hanno fatto esperienze di amore, pensate a come si fa a parlare dell'amore di Dio a bambini che vengono per la comunione, per la cresima e non hanno fatto l'esperienza dell'amore del papa e della mamma perché sono figli di divisi o di divorziati. Le coordinate della spiritualità coniugale e familiare comportano sempre una modalità attuale e un contenuto specifico che è il vissuto tipico della coppia. Si tratta di vedere come questa coppia è in relazione con Gesù Cristo, fondamento di ogni spiritualità, con lo Spirito e il Padre. Vorrei per un attimo soltanto riprendere coscienza di come la coppia si rapporta in modo particolare e specifico con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; non è un rapportarsi di battezzati soltanto. Pensate il fatto di papa e mamma, marito e moglie che dicono "nel nome del Padre": in quel Padre loro sono inseriti, di quel Padre partecipano la dimensione creativa; quindi dire "nel nome del Padre" vuoi dire rispecchiarsi nella propria identità, andare e guardare a questa persona - il Signore Gesù - con un cuore, con una modificazione ulteriore che è avvenuta nel sacramento del matrimonio. Il Figlio Sposo della Chiesa sposa dal quale siamo stati coinvolti e assorbiti. Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, Colui che ci rende idonei a realizzare un progetto così grande in Cristo e nel Padre: è solo 10 Spirito che ci abilita a questo. Allora il rapportarsi alla Trinità della coppia ha tutto un suo significato particolare, e concludevo ieri dicendo come c'è questa icona della Trinità, cioè c'è una dimensione interiore della vita della coppia, della famiglia che realmente si rapporta in modo particolarissimo al discorso della Trinità. Ogni rapporto è particolare, originale, caratteristico, tipico della coppia. Allora capite cosa vuoi dire per le coppie prendersi per mano prima di alzarsi, o andando a letto, in qualsiasi momento della giornata o in macchina, prendersi per mano e dire: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", cosa vuoi dire per una coppia "Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo", cos'è per una coppia il "Padre nostro". È quasi far rivivere quell' unità che il Padre mediante lo Spirito ha impresso in quelle due persone che sono diventate una sola carne. Questo va a ravvivare quella che è la dimensione normale dei mezzi di vita spirituale che sono la preghiera ed altre realtà. Vediamo come tutta la struttura spirituale è contrassegnata da questa particolarità, da questa originalità, non è solo l'inizio che è contrassegnato da un passaggio, dal battesimo al matrimonio, da figli nel Figlio a sposi nello Sposo, ma è anche tutta la struttura spirituale del vissuto spirituale del battezzato sposato, del battezzato che ha celebrato il sacramento del matrimonio, che viene per così dire modificata per riesprimere un certo tipo di vita. Allora parliamo di queste virtù infuse: fede, speranza e carità. Con la fede, la speranza e la carità per vivere in pienezza il dono del sacramento del matrimonio La grazia sacramentale del matrimonio è la base ontologica, è il fondamento essenziale, strutturale, soprannaturale della spiritualità coniugale. La spiritualità coniugale si fonda sul sacramento del matrimonio, con essa la coppia riceve la novità; dicono i Vescovi italiani in Evangelizzazione e sacramento del matrimonio n°34: "È assunta (questa realtà di coppia) nel disegno salvifico di Dio e diventa segno e riproduzione di quel legame che unisce il Verbo di Dio alla carne umana e Cristo alla Chiesa nella forza dello Spirito". Non può inserire un dono di grazia che vada a reprimere questo dono, ma un dono di grazia dello Spirito che esalta questo dono e lo porterà ai massimi vertici della maturità! Questa è la sfida: che la grazia del sacramento del matrimonio con queste virtù va a perfezionare la natura e la natura diventa il segno che noi siamo fatti da Dio, che ci costruisce giorno per giorno: è Dio stesso! La grazia e le virtù infuse non toccano solo superficialmente l'essere della coppia, le potenzialità operative dell'uomo e della donna; al contrario si inseriscono intimamente in essi attuando in questo modo le esigenze naturali. La grazia e le virtù infuse - fede, speranza e carità - sono una trasformazione ulteriore ed una soprannaturale elevazione della natura, delle facoltà intellettive, affettive e volitive dell'uomo. Familiaris Consortìo n°56 riprende un passaggio della Gaudium et Spes n°48 "I coniugi cristiani sono corroborati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per mezzo dal quale tutta la loro vita è pervasa - la forza dello Spirito è molto più forte di quanto una spugna si imbeva di acqua. La forza dello Spirito che è la forza dello Spirito del Dio
Creatore - di fede, speranza e carità e tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione della mutua santificazione ed insieme rendono gloria a Dio" Poi nella Apostolicam Actuositatem n°4 quando si parla della spiritualità dei laici si dice: "Questa spiritualità dei laici, impregnata su fede, speranza e carità, deve parimenti assumere una sua peculiare caratteristica dello stato di matrimonio e famiglia". La Familiaris Consortìo ha poi alcune espressioni che dicono ampiamente come le tre virtù devono essere vissute in modo sponsale. Qui cerco di fare applicazione delle tre virtù, fede, speranza e carità, vissute in modo sponsale.
FEDE: la fede è il modo di pensare, la struttura del pensiero, il metro per misurare, è la conoscenza interiore. La fede non è una sovrapposizione, è la nostra coscienza razionale che ha assunto, ha assimilato, ha personalizzato nuovi criteri più grandi ancora, ulteriori alla ragione, ma più un contrasto con essa. Dice la Familiaris Consortìo al n°51: "soltanto nella fede essi possono scoprire e ammirare in gioiosa gratitudine a quale dignità Dio abbia voluto elevare il matrimonio e la famiglia costituendoli segno e luogo dell'alleanza d'amore tra Dio e gli uomini, tra Gesù Cristo e la sua Chiesa". Detta in altre parole: solo nella fede gli sposi riescono ad avere la loro carta di identità. Voi chi siete? Maschio e femmina e basta? Ma chi siete? Noi due chi siamo? Uno più uno? Lui e lei? Noi chi siamo? La nostra carta di identità, la nostra genealogia, il nostro albero genealogico? Noi due dove siamo nati come coppia, chi ci ha pensati come coppia? La maggioranza dei cristiani si pensa solamente come coppia, benedetti dal Signore: una bella cornicetta d'argento con rifiniture d'oro, ma è una coppia umana! Noi due come ci pensiamo? Ci pensiamo nella verità più profonda? Ci pensiamo come ci pensiamo noi o come ci pensa Dio? La pienezza della verità è come ci vede Dio. Dio come ci vede in questo momento qui? Dio ci vede come riflesso dell'unione, la riattualizzazione del rapporto di suo Figlio Gesù Cristo con la Chiesa. Dio non ci vede uno di qua e uno di là! Dio non è strabico nel guardarvi, che con un occhio vede lui e con un altro vede lei! Dio vi vede nell'unità! Come vi pensa Dio? Voi vi pensate come vi pensa Dio? Si può senza fede vedersi? Allora mi accorgo che è indispensabile la fede per pensarmi come coppia, come coppia sacramentale. La fede non è indispensabile solo per dire: pane consacrato è diventato Eucaristia, il Corpo di Cristo. È indispensabile per pensarci come coppia, per avere la retta coscienza di noi due come coppia. Allora vi pensate nella verità più piena. Questo non solo nel momento nuziale, ma nel percorso della vita di coppia e non solo voi come coppia, ma voi nella vostra vita di coppia, di figli. Questa perfezione di fede richiede di essere prolungata nel corso della vita vissuta dagli sposi e dalla famiglia. "Dio infatti -Familiaris Consortio n°51- che ha chiamato gli sposi al matrimonio, continua a chiamarli nel matrimonio" Questo passaggio è bellissimo: Dio li ha chiamati al matrimonio, noi due siamo stati chiamati a questa vocazione, a ripresentare con la nostra realtà umana di uomo e donna il volto di Cristo Sposo della Chiesa sposa; non solo siamo stati chiamati al matrimonio, ma continua a chiamarci dentro il matrimonio, nel matrimonio, "dentro e attraverso i fatti, i problemi, le difficoltà, gli avvenimenti dell'esistenza di tutti i giorni. Dio viene ad essi rivelando e proponendo le esigenze concrete della loro partecipazione all'amore di Cristo per la Chiesa, in rapporto alla particolare situazione nella quale si trovano". È un passaggio formidabile questo qui, ripensateci e magari fateci meditazione di coppia per un mese. Il Dio che vi ha configurato a coppia, vi ha configurato a immagine del rapporto Cristo-Chiesa, vuoi dire che vi ha chiamato e continua a chiamarvi e vi aiuta a realizzare dentro la vita di coppia le esigenze dell'amore, di quell'amore con cui Lui ha amato la sua Chiesa e dentro continua a sollecitarvi perché questo amore cresca e riesprima in pienezza questo rapporto che Lui ha con la Chiesa. È Lui che vi chiama alla perfezione e alla crescita nell'amore. Dio viene ad essi rivelando e proponendo le esigenze concrete: cosa vuoi dire appartenere a questo amore di Cristo per la Chiesa, riesprimere nella propria carne l'amore di Cristo per la Chiesa? Non posso non vivere questa dimensione se non nella fede. Per usare uno slogan provocatorio: si può salvare il mondo senza Cristo? No! Si può salvare il matrimonio senza Cristo? No! Il matrimonio va alla salvezza dell'uomo e della donna nel loro rapporto coniugale. Se vogliamo salvare la famiglia oltre al discorso leggi, iniziative, pastorale ecc. dobbiamo portare gli uomini e le donne a vivere questo sacramento nella pienezza della redenzione che diventa pienezza di umanità. SPERANZA: potrebbe diventare qualche volta speranza molto banale nella coppia: speriamo che mio figlio finisca gli studi, speriamo che passi questa malattia, speriamo di finire la casa, speriamo di andare in pensione... è tutto uno speriamo dietro l'altro. Non è questa la speranza! "La famiglia cristiana - Familiaris Consortio n°52 - soprattutto oggi ha una speciale vocazione ad essere testimone dell'alleanza pasquale di Cristo mediante la costante irradiazione della gioia dell'amore e della sicurezza della speranza", cioè la coppia sente di essere dentro un progetto "della quale deve rendere ragione. La famiglia cristiana proclama ad alta voce le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata". Colloca il percorso della vita di coppia dentro l'orizzonte e il progetto di Dio. Noi due che riviviamo il nostro rapporto Cristo-Chiesa dove siamo orientali? Là dove Cristo sarà tutto in tutti, nell'unità piena in Dio. Possiamo dire che è la vita della coppia che è lanciata all'infinito, è lanciata realmente nell'orizzonte divino. Familiaris Consortio n°13 "In questa profezia da loro la grazia e il dovere di vivere e di testimoniare la speranza del futuro incontro con Cristo". CARITÀ: osserveremo questa triade delle virtù infuse nell'insieme. La fede era la conoscenza, era l'interiorità, era vivere la coscienza nuova della propria identità nel proprio vivere, leggere con occhi nuovi la storia, è il conoscere; la speranza è il progettare hi questo orizzonte; la carità è il vivere il Dio, nell'amore. Anche qui parto da un passaggio della Familiaris Consortio n°13: "Lo Spirito che il Signore effonde dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato". Voi guardando vostra moglie, vostro marito, sapete che avete il dono dello Spirito che vi abilita, vi rende idonei, avete i muscoli del cuore che vi rendono capaci di amare la moglie e il marito come Cristo ciha amati. C'è un passaggio molto bello di Paolo VI in un discorso agli sposi dove dice (Comunione e comunità nella chiesa domestica n°10): "Le manifestazioni stesse del loro affetto, degli sposi cristiani, sono penetrate di questo amore che essi attingono nel cuore di Dio e se la fonte umana rischia di disseccarsi, la sua fonte divina è altrettanto inesauribile quanto le profondità insondabili dell'affetto di Dio". Quando io credo di non poter più amare quell'uomo e quella donna ho certezza nella fede che ho ancora un'immensa possibilità. Familiaris Consortio: "Lo Spirito che il Signore effonde dona un cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati. L'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è ulteriormente ordinato ed è la carità coniugale che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla croce". Quindi la carità degli sposi non può essere la carità di un battezzato qualsiasi, senza nulla togliere quella che è la carità di un battezzato qualsiasi, ma è chiamato a vivere questa carità sponsale di Cristo. Da questa carità coniugale possiamo ricavarne taluni profili. Sarà un amore sponsale e totalitario: l'uno per l'altro. Sarà un amore santificatore. Dante a proposito di Beatrice dice: "Lei guardava Dio e io la guardava con i suoi occhi e il cielo era più azzurro". Aiutarsi a guardare Dio nel volto dell'altro per amarlo con l'intensità con la quale lo ama Dio o la ama Dio. "Lei guardava Dio e io Lo guardavo con gli occhi di Beatrice e il cielo era più azzurro": ha una finezza particolare questo passaggio.
Un amore unificante: qui ci metterei una battuta di Shakespeare "Ciascuno è io dentro nell'altro". Nel momento in cui dico io, avverto di dire noi due perché l'altro è cosi uno con me da dire io con lui. Un amore fecondo: vedete come la carità coniugale, questo dono infuso, pone concretamente nel vissuto di tutti i giorni la coppia nelle possibilità di vivere questo dono di Dio. Avete colto come questa trilogia, questo dono infuso che abilita l'organismo psicologico della coppia a vivere questo immenso ideale, è un organismo che va a rivisitare la fede, la speranza e la carità nell'ottica del dono ricevuto, è una fede che va vissuta a due con un contenuto specifico, è una speranza che parte dall'essere due con un contenuto specifico, è una carità che non può prescindere dall'essere vissuta a due con un contenuto specifico, che è ciò che è tipico della vita di coppia. Sposi e famiglie: una spiritualità laicale per la missione Poi specifica i due punti fondamentali: "l'amore e la vita costituiscono pertanto il nucleo della missione salvifica della famiglia cristiana nella Chiesa e per la Chiesa". Qui sarebbe bello su questo aspetto, l'amore e la vita, tentare di analizzare cosa vuoi dire servizio all'amore e servizio alla vita. Tentiamo brevemente di passare in rassegna le tre dimensioni sacerdotale, profetica e regale e vedere come sono vissute all'interno della vita di coppia. [A questo punto viene fatta una domanda e don Renzo risponde (la domanda non si sente nel nastro)]. Quando io parlo di coinvolgimento della coppia non parlo di coinvolgimento materiale dei due. Noi rischiarne di chiedere alle coppie un servizio che non mette in risalto il dono specifico che loro hanno. Faccio un esempio molto banale: catechismo. La coppia che viene, la mamma o lui che viene a fare il catechismo, in virtù di cosa viene invitato a fare catechismo? Questa persona che viene a fare catechismo è cosciente di far catechismo non per grazia del parroco, ma per la grazia del sacramento del matrimonio? Tentare di maturare in loro la coscienza del ministero. In questo senso rischiarne di mancare! C'è un passaggio della Familiaris Consortio dove dice che fa parte del comunicare la vita educare alla fede. Queste persone vengono educate a mettere in risalto il loro mistero specifico? Altro esempio: quello che dicevo della combinazione dei due ministeri. Il ministero della comunione, l'essere capaci di esportare la comunione dal loro vissuto di coppia e portarlo nella comunità: quanto e come il singolo sposato, la coppia, a seconda dei vari livelli di partecipazione, sono invitati, aiutati, messi nelle condizioni di esercitare questo loro ministero? Altro aspetto: preparazione, accompagnamento dei fidanzati, degli sposati. Quanto e come questo loro apostolato è specifico. Già Paolo VI chiamava questo "apostolato del simile verso il proprio simile". Quanto aiutiamo le coppie e le famiglie a rendersi conto che questo apostolato appartiene a loro. In questo senso noi preti dovremmo tentare di mettere maggiormente in risalto quella che è la loro missione, il loro compito specifico.
Eucaristia e matrimonio
Nell'Eucaristia si celebra l'alleanza d'amore nuziale nella quale Cristo si fa presente con la sua Persona come donazione totale alla Chiesa, in favore della Chiesa. In quel dire nuovamente "questo è il mio corpo, questo è il mio sangue" è attualizzare in pieno qui, per questa gente qui, questa alleanza d'amore. Il sacrificio di Cristo sulla croce è il corpo dato, è l'atto d'amore totalmente compiuto, è la sponsalità realizzata, è il mistero delle nozze di Cristo con la Chiesa. Dare tutto di me, tutto il mio corpo, tutto il mio Spirito. L'Eucaristia rappresenta vivo, qui, ora questo amore di Cristo che lo spinge a consegnarsi, a riconsegnarsi per amore fino alla morte, nel segno del Pane e del Vino, nuovamente alla sua Chiesa. Nell'Eucaristia si riesprime questa alleanza celebrata, vissuta sulla croce della Pasqua e riattualizzata. Andiamo a vedere cosa dicono i documenti, la teologia del matrimonio. Con Cristo il matrimonio cessa di essere solo l'immagine per meglio rivelare l'alleanza di Dio con il suo popolo; cioè in
tutto l'Antico Testamento la coppia, il matrimonio, era simbolo dell'alleanza. Vi ricordate quante volte il Signore ha spiegato nelle parole, attraverso i profeti, che cos'era il suo amore per il popolo attraverso l'immagine dello sposalizio. Ma con Gesù Cristo il matrimonio non è più solo simbolo, immagine dell'amore di Dio per il suo popolo, ma diventa con Dio segno, riproduzione, partecipazione a questa alleanza di Cristo con la Chiesa. La coppia partecipa, è "risucchiata", è assunta dentro questo rapporto di alleanza e di amore che c'è fra Cristo e la sua Chiesa, è presa dentro questa alleanza di amore ed è chiamata a riesprimerla nella propria carne. Alcuni documenti: "Il matrimonio dei battezzati diviene simbolo reale di questa alleanza" oppure "il patto coniugale è reso partecipe del vincolo sponsale di Cristo con l'umanità". Nell'incontro sacramentale il Cristo dona agli sposi un nuovo modo di essere per il quale sono configurati a Lui, Sposo della Chiesa. Giovanni Paolo II a un incontro con l'equipe "Notre Dame" diceva: "La realtà del matrimonio cristiano è come inabitata e trasfigurata dalla nuova alleanza. L'alleanza non solo ispira la vita di coppia, ma si compie in essa", nel senso che l'alleanza dispiega le sue energie nella vita degli sposi e modella dall'interno il loro amore; essi si amano non solamente
come Cristo ha amato, ma si amano misteriosamente dell'amore stesso di Cristo. Possiamo a questo punto vedere l'Eucaristia così come è descritta in un passaggio della Familiaris Consortio n°57: L'Eucaristia è la radice e la fonte dalla quale scaturisce l'alleanza coniugale. È la stessa nuova ed eterna alleanza presente e operante nel sacrificio eucaristico - il patto coniugale della coppia cristiana deve dirsi germogliato dall'Eucaristia - "è la fonte stessa del matrimonio cristiano. Il sacrificio eucaristico infatti ripresenta l'alleanza d'amore di Cristo con la Chiesa in quanto sigillata con il sangue della sua croce. È in questo sacrificio della nuova ed eterna alleanza che i coniugi cristiani trovano la radice dalla quale scaturisce, ulteriormente plasmata e continuamente vivificata la loro alleanza coniugale". Vuoi dire che l'Eucaristia è radice dalla quale scaturisce l'alleanza coniugale. Il sacramento del matrimonio non è solo una unione naturale di maschio e femmina; questa realtà per il sacramento del matrimonio è chiamata a riprodurre l'alleanza del Verbo di Dio con l'umanità, di Cristo con la Chiesa. Questa realtà qui dove si è vissuta? Nella Pasqua. Allora questa realtà uomo-donna, rinnovata nella Redenzione, da dove scaturisce il fatto di essere riproduzione di questo legame di Cristo con la Chiesa? Scaturisce dall'alleanza pasquale, scaturisce dall'Eucaristia che ripresenta questa alleanza. "È interiormente plasmata": se nell'Eucaristia si ripresenta questa alleanza sponsale di Cristo con la Chiesa, la coppia che è chiamata a riesprimere questo rapporto Cristo-Chiesa come viene continuamente rimodellata, ravvivata, sostenuta, aiutata a crescere? Nell'Eucaristia la coppia ritrova se stessa. È molto di più che non per lo sposo, per la sposa andare allo specchio insieme e guardarsi quanto sono belli, quanto si vogliono bene. Non vanno allo specchio, vanno a rifarsi ulteriormente nell'Eucaristia; tutte le volte che la coppia va all'Eucaristia si rifà ulteriormente, si rimodella, si riplasma. Si va all'Eucaristia dove c'è il rapporto Cristo-Chiesa. Questa Pasqua che siete andati a celebrare si continua nella vita. Tenete nelle vostre case un fiore fresco per dire che li c'è la presenza di Cristo Sposo. Famiglia piccola Chiesa Tenete presente questo aspetto della spiritualità. Cosa sono i due, i tre, i quattro all'interno di un appartamento? Che volto hanno? Come sono chiamati loro, piccola Chiesa, a dare un volto a tutta la Chiesa? Vi sono passaggi bellissimi nei vari documenti; prendo soltanto questo Comunione e comunità nella Chiesa domestica n°5-6: "Inserita nella Chiesa dallo Spirito mediante il sacramento del matrimonio, la famiglia cristiana riceve, come tale, una sua struttura e fisionomia ulteriore che la costituisce cellula viva e vitale della Chiesa stessa. Il legame della coppia e della famiglia con la Chiesa, pur comportando ed elevando anche gli aspetti sociali e psicologici caratteristici di ogni comunione umana, presenta propriamente un aspetto di grazia; è un vincolo nuovo che c'è tra marito, moglie e figli, un vincolo nuovo, soprannaturale. La famiglia cristiana non è legata semplicemente alla Chiesa come la famiglia umana è aggregata alla società, ma ne è unita con un legame originale, donato dalla Spirito Santo, che nel sacramento fa della coppia e della famiglia un riflesso vivo, una vera immagine, una storica incarnazione della Chiesa".

Webmaster: Rosaria Cascio
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