Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Non c'era nessuno...

Un amico di vecchia data mi ha raccontato una storia realmente accaduta e che desidero raccontarvi.
In un piccolo paesino del nord Italia viveva un anziano sacerdote, molto apprezzato dalla sua gente perchè attento ai bisogni della sua comunità e per essere uomo di preghiera. Era solito muoversi raramente dalla sua Chiesa.
Un giorno un suo parrocchiano lo invitò ad andare via con lui per fargli compagnia durante il breve viaggio in città.
Al ritorno, nel tardo pomeriggio, l’anziano sacerdote seppe della morte di un uomo a causa di un incidente stradale. Rattristato del fatto seppe inoltre, dai parenti dell’uomo, che l’incidente era avvenuto poco distante dalla Chiesa dove lo stesso, dopo circa trent’anni, si era recato per confessarsi e non avendo trovato nessuno era andato via. Fuori della Chiesa una macchina lo aveva travolto, uccidendolo.
Il prete, dopo i funerali, meditò molto su quanto accaduto ed ebbe qualche senso di colpa perché quel pomeriggio, com’era suo solito, non era presente in Parrocchia e non aveva avuto la possibilità di confessare il povero uomo.
Da quel momento, per diversi anni malgrado già molto anziano, decise di restare in Chiesa fino a tarda notte per pregare e per essere presente qualora qualcuno avesse bisogno di lui.
Questa storia, realmente accaduta, mi permette di evidenziare una situazione assai frequente nelle nostre Chiese (sempre lustre, con i muri tappezzati di pregiate opere d’arte, di lumini e candele d’ogni tipo e grandezza, di miriade di fogli informativi e di cartelloni che ricordano le svariate iniziative della Parrocchia), quella che entrandoci dentro, il più delle volte, non c’è nessuno; non ci trovi più nemmeno il prete.
Su un cartello c’è scritto: le confessioni si fanno solo in questi giorni del mese e solo in queste determinate ore… si prega di non insistere.
Allora mi viene da pensare che è come quello che trovo dal Medico quando vado a farmi scrivere le medicine. Ma anche a quello che trovo in molti sportelli degli uffici pubblici.
Avessi almeno trovato qualche volta lo stesso cartello, già visto dal barbiere o dal meccanico, con su scritto: torno subito! Ma niente, nemmeno quello.
Allora ripenso ad alcuni passi del Vangelo e mi sforzo di immaginare Gesù che, rivolto al paralitico, dice: “…adesso non posso guarirti perché devo andare a mangiare una pizza con Pietro”; o che ad alcuni giovani che hanno bisogno di parlargli, rispondesse: domani non ci sono perché vado in barca a pescare con i miei discepoli.
Al di là delle provocazioni è mia intenzione mettere in evidenzia la sofferenza di tanta gente che, navigando in un mare di contraddizioni, sente il bisogno di avere punti di riferimento certi con cui potersi confrontare.
I sacerdoti, pastori delle comunità, hanno tutte le caratteristiche che vengono dalla grazia del loro ministero per essere punti di riferimenti certi ed attendibili e per dare, con la loro fede e il loro esempio, quell’aiuto tanto auspicato.
Ci sono tanti giovani che hanno bisogno di essere ascoltati e considerati.
Ci sono tantissime coppie che vivono disagi di ogni tipo e che troverebbero un notevole aiuto se potessero confrontarsi più spesso con i loro sacerdoti.
Ci sono anziani presi dallo sconforto, dalla paura e dall’insicurezza spesso perché sono soli e faticano a trovare soluzioni quando hanno la necessità di essere accuditi in case di riposo, spesso gestite da enti o comunità religiose, le cui rette sono costosissime.
Una monetina cade dentro la cassettina e si sente un gran rumore perché la Chiesa è vuota.
Decido di uscire dopo aver dato un ultimo sguardo a Gesù chiuso nel Suo costosissimo tabernacolo pieno di luci con effetti speciali.
Forse anche Lui sta cercando il Suo sacerdote.
 
Nino Lanzetta

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