Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Per capire Puglisi
Per capire chi è stato Puglisi, credo si debba partire da molto lontano, da quando era ancora un ragazzo.
Puglisi aveva dei genitori che avevano forte il senso dell’onestà, del senso della giustizia e della dignità dell’uomo anche se povero.
Queste due figure ebbero una grande importanza per il giovane Pino.
Il padre, uomo onesto, lavoratore, attento ai bisogni di chi, come lui, era povero e la madre, Giuseppina, una donna sempre sorridente che si immedesimava nei bisogni degli altri.
In questo ambito familiare così pervaso di semplicità, di onestà, di senso della giustizia, di riscatto dei più poveri, Puglisi imparava dai genitori ad amare Dio e a confidare nella Provvidenza.
Spesso don Pino ricorreva alla Provvidenza sicuro (perché così gli era stato insegnato) di avere una risposta, di avere un sostegno.
Questa convinzione, o meglio fede, si sintetizza nelle parole scritte dietro nell’immagine della madre fatta fare per la sua scomparsa “mi sono sempre posto davanti agli occhi del Signore; Egli è alla mia destra, non posso vacillare. Perciò ne gioisce il mio cuore: c’è da saziarsi di gioia alla tua presenza, di delizie senza fine vicino a te” dal Salmo 15(16).
Un’altra figura importante per il giovane Puglisi è stata, per l’esempio di vita sacerdotale, Padre Messina che dedicò tutta la vita ai giovani.
Queste persone ebbero un ruolo importante per la sua scelta alla vita consacrata.
A questo proposito ricordo che, tra la miriade di libri accatastati tra gli scaffali, uno mi colpì per il fatto che all’interno non c’era la solita scritta “3P” che ne attestava l’appartenenza, ma una data e una firma con scritto: sacerdote Giuseppe Puglisi; il titolo del libro: San Filippo Neri.
Basta leggere la storia di questo Santo per conoscere chi era Puglisi.
Io credo che il nostro don Pino poco avesse a che fare con un tipo di Chiesa quale fu quella prima del Concilio Vaticano II, se non per il fatto di essere stato ordinato sacerdote proprio in quel tempo e per le mani di un Arcivescovo, il Card. Ruffini, conservatore. Puglisi è stato un vero testimone del Concilio Vaticano II.
Ci sono tante cose che ci fanno dire così.
Si percepiva che il Concilio aveva dato risposte ai suoi tanti interrogativi e lo dimostra il fatto che ne consultò e ne studiò continuamente i documenti. Puglisi fu tra i primi che valorizzò il laicato dandogli un ruolo di grande valore all’interno della Chiesa.
Una Chiesa vicina alla gente e per la gente; una Chiesa voce dei poveri, ai quali non bisognava dare solo il pane ma anche la Parola.
E’ nella Sacra scrittura la chiave di lettura della missione di questo Profeta.
La Parola riusciva ad essere elemento di congiunzione nel rapporto con Dio anche attraverso mille povertà e tanta sete di giustizia.
E’ la Parola di Dio che ci salva e che ci renderà, un giorno, giustizia.
E la parola non è ad uso esclusivo di una casta, di una cerchia ristretta di uomini, ma è per tutti coloro che la cercano, mafiosi compresi. Sappiamo tutti come lui chiese fortemente un incontro: incontriamoci, parliamoci…
Cosa lo teneva lontano dal “palazzo” se non una visione di Chiesa che stentava, faticava ad accettare un ruolo di primo piano che doveva essere dato, come avevano pronunciato i padri del Concilio, ai laici.
Questa prospettiva, secondo Puglisi, avrebbe dato l’opportunità al popolo di fare conoscenza delle cose di Dio, di fare esperienza di una salvezza che è per tutti.
Quindi, come dicevo prima, Puglisi è stato un’espressione del Concilio Vaticano II.
Un modo di essere sacerdote, calato nei problemi del popolo ma alla luce del Vangelo, vero strumento di salvezza.
E’ la pedagogia della Parola che ha fatto di Puglisi un sacerdote da imitare, un martire della Chiesa, un Profeta che ha alzato la sua voce.
Nino Lanzetta

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