Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Inviato a Repubblica Palermo il 15 Settembre 2008

L'eredità di Don Puglisi qualcuno l'ha raccolta? Qualcuno saprebbe oggi dire qual è il suo carisma, la forza dirompente del suo metodo pastorale e sociale, il suo modello sacerdotale per la nostra Chiesa? E dove sono tutti i suoi amici che tanta parte hanno avuto nella sua vita, aiutandolo nel CDV, tra i giovani, a Brancaccio, a Godrano, al Seminario di Palermo ? Che gloria la nostra Chiesa ha saputo rendere al suo martirio, che eredità i suoi collaboratori hanno raccolto e portato avanti dopo e nonostante la sua uccisione da parte della mafia vigliacca? Sono domande alle quali deve essere data una risposta. A cominciare dai suoi amici. A quindici anni dalla sua morte, sembra quasi che l'eredità del nostro 3P sia appannaggio esclusivo di Brancaccio (Parrocchia e Centro Padre Nostro). Poco onore per un così grande uomo se si considerano le estenuanti e disgustose polemiche sui giornali tra parroco e staff dirigenziale del Centro. Sono convinta che siano tantissimi gli eredi di 3P, quelli che sanno tradurre, in modo istintivo ed ormai automatico, l'insegnamento da lui ricevuto nel corso della loro vita. Molti di loro lavorano silenziosamente nelle scuole, negli ospedali, nei cantieri, nelle chiese; sono insegnanti, medici, operai, impiegati, preti, assistenti sociali. Madri e padri. Suore. Volontari e animatori sociali e parrocchiali. Vivono, giorno per giorno, il loro essere cristiani impegnati a costruire la storia del Vangelo tra gli uomini con lo stesso impegno e la stessa determinazione di 3P. Uomini che sbagliano ma che, ogni volta, si rialzano e continuano pensando all'insegnamento ricevuto dal loro maestro di vita : Padre Puglisi. Dal loro amico, dal loro consigliere. Loro non vanno ai cortei ed alle manifestazioni dei politici e dei protagonisti delle cronache, perché non si riconoscono nel modo di lavorare e di fare polemiche in nome di un uomo che ha seguito il modello di Cristo sino al martirio. Loro soffrono e provano tanta rabbia nel leggere sui giornali le polemiche tra chi si ritiene un continuatore delle opere di 3P. Loro, silenziosamente, portano avanti l'eredità umana e spirituale di 3P. Sono tantissimi e vivono in diverse parti d'Italia. E poi ci sono quelli che con 3P hanno lavorato fianco a fianco al Centro Diocesano Vocazioni, a quello Regionale e Nazionale, a Godrano, al Vittorio Emanuele II, al Seminario di Palermo, alla casa di accoglienza per ragazze madri, a Brancaccio. Anche loro, tra mille difficoltà, sono tenacemente impegnati nel loro quotidiano a lavorare con e per i giovani, con e per chi vive nel disagio. Ma molti di loro da Brancaccio sono andati via. Delusi. Amareggiati. Tristi per come le cose, lì, all'indomani della morte di 3P, stavano andando. Non si sono più riconosciuti nei suoi successori e nei loro metodi, così diversi e lontani dal metodo pastorale e sociale di P. Puglisi. Prima c'era un Progetto di intervento volontario e gratuito. Prima c'erano le assistenti sociali ed i volontari che giravano per le case della povera gente per condividerne le sofferenze. Ora, forse, questo c'è ancora. Ma è diventato un mestiere. Il Centro Padre Nostro era nato per volere di 3P come braccio caritativo della Parrocchia, impegnata nell'azione di catechesi e liturgica. Questa era il Centro. La carità, l'agape, l'amore evangelico per il prossimo ne erano il fondamento. E non doveva essere una carità assistenziale, ma attrezzata, autoprogettuale; una carità che educava i poveri alla presa di coscienza dei propri diritti, che li spingeva a pescare il pesce, e non a riceverlo ogni giorni. I progetti elaborati dalle assistenti sociali volontarie terminavano, sempre, con questa frase :”il presente progetto, in disaccordo alla prassi, non prevede la voce Previsione costi”. Ogni incontro di lavoro iniziava e si concludeva con una preghiera, segno che ciò che si stava per fare era anch'esso preghiera concreta. Il 4 ottobre 1991 3P indirizzava ai suoi “Cari amici” una lettera con la quale chiedeva la solidarietà per edificare il Centro Padre Nostro. Così scriveva :”Vorrei rendervi partecipi dei miei progetti e coinvolgervi nella loro attuazione. Vi chiedo scusa per la mia indiscrezione...”. Quanta umiltà e dolcezza nelle sue parole! Quanta forza e determinazione nella sua richiesta. Chi ha raccolto, oggi, al Centro, questa Sua eredità? Dov'è l'amore evangelico per il prossimo che prima era fondamento delle azioni di 3P a Brancaccio? La sua gente, la povera gente, 3P la amava fortemente, cristianamente, silenziosamente. Perché oggi il Centro non è più il braccio caritativo della Parrocchia? Così e così soltanto esso aveva senso per 3P; separandolo dalla Parrocchia di S. Gaetano esso, oggi, è diventato uno dei tanti centri sociali che a Palermo vivono e fanno vivere chi ci lavora. Milioni e milioni di euro. Ricevuti, in grandissima parte, in nome di 3P. Distribuiti in progetti sociali in cui lavorano e guadagnano operatori sociali. Ma il progetto evangelico, quello che vive grazie all'azione congiunta tra Chiesa e Centro Padre Nostro, quello che per volere “non scritto” di 3P, ma testimoniato dai suoi stretti collaboratori, doveva sottostare e guidare le azioni del Centro, oggi dov'è? Speriamo davvero che il nuovo Parroco di S. Gaetano, P. Francofonte, riesca a farsi continuatore fedele del Progetto di P. Puglisi, rimettendo ordine nelle sue volontà bruscamente interrotte. Speriamo che l'amore e la riconoscenza per il suo Padre Spirituale 3P animi il nostro giovane Vescovo Ausiliare, Mons. Carmelo Cuttitta; egli conosce profondamente lo spirito di 3P ed egli stesso ne segue il carisma. Da lui gli amici di P. Puglisi si aspettano azioni concrete per delineare i contorni di questo martire che la Chiesa di Palermo ha generato. Dalla forza del suo esempio possano sbloccarsi tutte quelle energie positive che 3P alimenta con la sua vita vissuta ma che, oggi, finalmente, aspettano un segnale nuovo per continuare con più vigore.

Rosaria Cascio
Presidente dell'Associazione
“Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”

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