Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Inviato al giornale della Consulta Giovanile di Roccapalumba nel 2011

3P : Padre Pino Puglisi.
Niente, meglio di questa sigla riesce a riassumere, brevemente il nostro caro sacerdote.
Niente, proprio perché questa sigla se l’è inventata lui stesso, quando ha iniziato a firmarsi in questo modo in tutti i libri che donava, nei biglietti di auguri, nelle preghiere che regalava ad ognuno di noi alla fine di un campo spirituale vissuto insieme. Intensamente.
In quella sigla c’è il suo essere giovane, capace di parlare la lingua dei giovani che, a volte, è fatta anche di slogan e di soprannomi.
Tanto ha voluto essere un nostro compagno di strada, che si è inventato questo nomignolo con il quale ancora oggi, confidenzialmente, parliamo a lui e di lui.
Anche le sue orecchie vengono oggi usate per parlare di lui, per raccontare a tutti la sua capacità di ascolto simboleggiata, ridicolmente, dalle sue orecchie a sventola delle quali lui stesso diceva :”E’ per ascoltarti meglio…”.
Tutto, in lui, era a servizio degli altri. Anche il suo nome. Anche le sue orecchie.
Ma, più di ogni cosa, era la sua esistenza a servizio di ognuno e di tutti, senza distinzione di fasce d’età, di conto in banca, di ultimo voto dato alle elezioni. E la sua grandezza, uno degli aspetti della sua grandezza, è stata la capacità di lasciare un ricordo di sé ad ognuno che si è imbattuto in lui lungo la strada della sua esistenza.
E’ stato capace di parlare ai ricchi di condivisione ed ai poveri di diritti; ai bambini di gioco ed agli adulti di impegno per i bambini ed i deboli della società; ai mafiosi di conversione ed agli sconfitti di tenacia per una vita migliore possibile. E tutto questo non da laico, non da eroe, non da uomo, ma da figlio di Dio. E da sacerdote.
Prima che sacerdote Padre Puglisi era sentitamente un figlio di Dio e di tutti era fratello. Condivideva le condizioni di ogni essere umano che incontrava e viveva la sua figliolanza con il Padre in una vita di servizio ai fratelli ed alle sorelle.
E in questa dimensione, esercitava nella vita il suo sacerdozio.
Non era un eroe. Era soltanto un prete. Era soltanto un uomo che attraverso il ministero sacerdotale si impegnava per costruire il regno di Dio su questa terra. Nel suo essere confessore vedevi la trasformazione del suo corpo quando caricava su di sé la tua confessione e la donava con te a Dio perché ti venissero rimessi i tuoi peccati. E gioiva con te nel recitare un Padre Nostro di ringraziamento a Dio Padre.
Nel suo presiedere l’Eucarestia c’era tutto il senso del Concilio in cui ad ogni cristiano è riconosciuta una vocazione specifica da abbracciare al pari dei consacrati. Il laico, durante la S. Messa, concelebrava davvero con lui.
Nel suo essere parroco, a Godrano prima che a Brancaccio, a Brancaccio per soli due anni del suo servizio alla Chiesa, c’era tutta la preparazione di un uomo amante della psicologia, della sociologia, della teologia ma umilmente capace di essere in ascolto dei bisogni del suo territorio; sapeva leggerli e si affidava alla competenza delle assistenti sociali e di Agostina Aiello per avere dati e professionalità; sapeva organizzare le risorse e sosteneva la formazione dei volontari del “suo” Centro “Padre Nostro”; sapeva parlare ai bambini ma cercava la dolcezza delle suore venute da Siena per aiutarlo.
Sapeva essere un uomo, da sacerdote di Cristo.
Di Lui, di Cristo, è stato testimone fedele sin da sempre e, come Lui, ha abbracciato “sorella morte” che nel suo percorso di impegno per la “resurrezione” di un quartiere ha incrociato lungo la sua strada.
Martire per amore. Santo per noi.
Per Cristo. Con Cristo. In Cristo.


Rosaria Cascio
Presidente dell’Associazione
“Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”

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