Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















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Un Dio a propria immagine
Poco tempo fa mi è stato raccontato che un parroco, per mettere fine alla consuetudine di tanti suoi parrocchiani di arrivare sistematicamente tardi alla S. Messa domenicale ( molto spesso quando la Parola di Dio era già stata proclamata) aveva deciso di non permettere loro di ricevere la comunione. Dopo alcune settimane il fatto era sulla bocca di tutti, provocando pettegolezzi e frettolosi giudizi, così da far intervenire un’anziana catechista la quale, con sentimenti di commiserazione nei riguardi del Parroco, affermava: “La comunione non si nega a nessuno!”.
La questione arrivò alle orecchie di un vecchio monsignore di curia e poi a quelle del Vescovo il quale, esaminato il caso e consultatosi con i propri collaboratori, decise di risolvere il problema mandando il giovane parroco in una piccola parrocchia di campagna e nominandone al suo posto un altro. Che dire di questo? Chi è nel giusto?
Il giovane prete che ha avuto il coraggio di non comunicare i parrocchiani ritardatari o i fedeli, compresa la pia catechista?
Era stato troppo rigido il Parroco o erano troppo superficiali i parrocchiani?
Quale messaggio è passato?
Questa storia è servita a far capire il valore della S. Messa oppure è passato il messaggio che, considerato l’allontanamento del Parroco, si può arrivare comodamente in Chiesa anche dopo le letture?
Personalmente penso sia il caso di fare un po’ di autocritica, ricordando le tante volte che cerchiamo di giustificare le nostre contraddizioni.
Sempre più spesso ci si accorge che in fondo non c’è una grossa differenza tra chi è praticante e chi non lo è… Dietro tante forme di devozione popolare, per esempio, si nasconde spesso una sostanziale mancanza di fede. Dietro tante belle parole si nascondono egoismi, intolleranze, pregiudizi.
Allora abbiamo il dovere di migliorare la nostra vita di cristiani, cercando di essere più credibili e per fare questo c’è bisogno di convertirsi in modo profondo.
Dobbiamo riuscire a scuoterci da quel torpore spirituale che rischia di diventare un’abitudine della nostra vita, così piena di preoccupazioni per le tante cose da fare, ma vuota di senso, ancora una volta all’affannosa ricerca dell’avere piuttosto che dell’essere.
Fino a quando non saremo capaci di fare questo, ognuno avrà il diritto di costruirsi un Dio a propria immagine.
Nino Lanzetta

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