Intestazione Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?















Palermo, 18 marzo 2007
Incontro di preghiera :"Vocazione e testimonianza"

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Canto: Vocazione

Era un giorno come tanti altri
E quel giorno lui passò
Era un uomo come tanti altri
E passando mi chiamò,
come lo sapesse che il mio nome
era proprio quello
come mai vedesse proprio me
nella sua vita, non lo so.
Era un giorno come tanti altri
e quel giorno mi chiamò.

Tu, Dio, che conosci il nome mio
Fa’ che ascoltando la Tua voce
Io ricordi dove porta la mia strada
Nella vita all’incontro con Te.

Era un’alba triste e senza vita
E qualcuno mi chiamò
Era un uomo come tanti altri,
Ma la voce, quella no.
Quante volte un uomo
con il nome giusto mi ha chiamato,
una volta sola l’ho sentito
pronunciare con amore
era un uomo come nessun altro
e quel giorno mi chiamò. Rit.


Guida: Ognuno di noi porta nel cuore una meravigliosa storia d’amore scritta dalla mano di Dio: siamo nati dall’amore, nati per amare, chiamati dall’amore di Dio. Questa è la vocazione dell’uomo: rispondere all’amore di Dio, accettare il suo amore, lasciarci amare e riamarlo
a sua volta, amare tutti gli uomini perché nostri fratelli, perché figli dello stesso Dio Padre.
Invochiamo lo Spirito Santo perché nell’ascolto della Parola sappiamo scoprire la trama del suo amore nella nostra vita.

Canto: Spirito del Dio vivente

Spirito del Dio vivente
accresci in noi l’amore.
Pace, gioia, forza
nella tua dolce presenza. (2v.)
Fonte d’acqua viva, purifica i cuori,
sole della vita, ravviva la tua fiamma. (2v.)

Dalla Genesi:
Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa».

Salmo 8:


O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure per amore l’hai creato,
l'hai pensato da sempre,
l’hai fatto a tua immagine e somiglianza,
e di gloria e di onore lo hai coronato.

O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
dall’eternità hai ricolmato l’uomo dei tuoi doni,
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi;
la vastità del creato,
la potenza della terra, del cielo e del mare;

hai pensato che fosse capace
di comprenderne la provenienza
e capace si esercitare su di esse
la custodia ed il dominio.
Tu hai avuto fiducia in lui,

O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:

tu hai soffiato dentro l’uomo il tuo Spirito di vita,
perché comprendesse i doni del tuo amore
e umilmente ti servisse.

Il tuo Spirito ha dato vita al cammino
di ogni uomo su questa terra.

Solo grazie al tuo Spirito
l’uomo comprende la verità di sé:
una creatura fatta amabilmente dalle tue dita.

Solo grazie al tuo Spirito
l’uomo riconosce la donna,
e gli altri suoi simili,
come carne della sua carne
e osso delle sue ossa.

O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:



Dal Vangelo di Marco (1,16-20)
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.


Per la riflessione
Cosa ci spinge a seguire il primo che passa? Non era forse questo, Gesù? Sarebbe sciocco sottovalutare come sia comune tra gli uomini il seguire qualche miraggio, qualche promessa, spesso qualche illusione offerta dai tanti “primi che passano”. Quale è allora la promessa di Gesù, che cosa lo rende differente dagli altri?
Gesù non incontra l’uomo in una sfera particolarmente religiosa, non chiama i discepoli quando sono al tempio a pregare, ma li chiama là dove vivono, nella vita di tutti i giorni. “Vi farò pescatori di uomini”, significa prenderò quello che siete ora e ne farò qualcosa di rinnovato, esalterò quello che sapete di voi stessi rivelandovi la verità, perché la verità è Gesù stesso.
Il cuore del cristianesimo sta nel rapporto unico e decisivo con la persona di Gesù.
Discepolato è fidarsi completamente del Signore senza perdere tempo in discussioni e problematizzazioni. L’affidamento a Gesù deve diventare completo e totale.
Ma per far ciò bisogna abbandonare le reti, tutti quei legami che ci impediscono di muoverci dal lago per seguire Cristo. Non si dice con questo che il resto non conta niente: conta la famiglia, il lavoro, l’impegno sociale… Ma di fronte a queste cose il discepolo deve diventare libero. C’è un discepolato quando una persona percepisce e vive che il suo assoluto è Gesù Cristo. Il resto è sperimentato con gioia, ma con libertà.
È un rifiuto dell’ipocrisia, uno schiaffo ad ogni idolatria, uno stimolo a riconoscere sempre la superiore dignità dell’uomo rispetto alle cose di cui fa uso


Canto: Padre mio

Padre mio, io mi abbandono a te,
di me fai quello che ti piace,
grazie di ciò che fai per me,
spero solamente in te.
Purché si compia il tuo volere,
in me e in tutti i miei fratelli,
niente desidero di più,
fare quello che vuoi tu.

Dammi che ti riconosca,
dammi che ti possa amare sempre più.
Dammi che ti resti accanto,
dammi d’essere l’amor.
Nelle tue mani depongo la mia anima,
con tutto l’amore del mio cuore,
mio Dio, io la dono a te,
perché ti amo immensamente.
Si, ho bisogno di donarmi a te,
senza misura affidarmi alle tue mani,
perché sei il Padre mio,
perché sei il Padre mio. RIT.


Testimonianza: Un’esperienza in Camerun

Fin da bambina sono rimasta colpita dalle scene proiettate in tv del popolo africano e in articolare dagli sguardi dei bambini. Mi domandavo spesso come mai io, Agnese, fossi nata in una nazione ricca e non in una povera. Sicuramente c’era stato un motivo più grande che al momento non comprendevo. La domanda ricorrente che facevo a me stessa era: perché il Signore ha scelto questo per me?
La medicina poi è stata uno strumento per condurmi in Africa, e in particolare nel Camerun. Da questa esperienza porto con me molti doni preziosi. Uno di questi è il tempo che lì scorre molto lentamente senza la frenesia del mondo occidentale, con questo non intendo dire che in Africa non si svolgono tante attività. Inoltre ricordo gli occhi profondi dei bambini, una miriade, che superano le barriere linguistica con dei semplici gesti, infatti ci si capisce senza troppe parole. La dignità delle persone durante i momenti di sofferenza; per esempio, un episodio che è come una fotografia nel mio cuore è l’immagine di bambini malati che, in assenza di terapia, trasmettevano serenità attraverso i loro sguardi.
Ho ricevuto dal popolo africano un’accoglienza festosa che è andata al di là del rapporto parentale, infatti nessuno sta male in Africa senza che tutti lo sappiano, perchè si attiva una catena di solidarietà non organizzata.
Il paesaggio, incontaminato e rispettato, ti fa scoprire che c’è Qualcuno che ha creato tutto questo.
Un’espressione africana che mi è rimasta impressa e che ho sentito spesso pronunciare in diverse occasioni della giornata, è “wi-kijiun” che significa benvenuto! Ricordo con gioia i nomi dei bambini perché vengono assegnati in inglese, utilizzando i nomi dei santi e talvolta anche usando i nomi di alcune marche di pannolini locali!
I colori della speranza che ho trovato in Africa sono il colore della terra rossa, che indica il calore che arde nel cuore degli africani per Dio, quando vivono il cristianesimo, e per i fratelli. Il colore della loro pelle per anni è stato disprezzato, ma è molto bello, vedo nel colore nero la speranza per il nostro futuro e per quello di tutta l’umanità, perché il maggior numero di bambini del mondo ha questo colore, o poco più chiaro.
Dobbiamo liberarci tutti dai nostri pregiudizi e dalle ricchezze a cui siamo abituati. E’ difficile, per esempio, per una ragazza come me che si organizza la propria giornata, trovarsi ribaltata in un mondo dove l’imprevisto è la regola; all’inizio è dura, crea timori, ma libera profondamente il cuore e lo riempie d’amore.
(Agnese D’Abrosca)


Guida: Il viaggio interiore
Il viaggio dentro se stessi è sempre quello più difficile perché non c’è tempo, perché si è distratti….Eppure, paradossalmente, siamo sempre in compagnia di noi stessi. Ovunque portiamo, come in un guscio continuamente da aprire, la ricchezza che ci appartiene… Ma spesso non la conosciamo, non la frequentiamo, anzi fuggiamo e lasciamo che la sorgente si inaridisca.
Tutti, senza distinzione, proprio perché segnati dal desiderio di eternità e dal bisogno di pienezza, vogliamo carpire il segreto della vita, di quell’albero piantato nel giardino, in cui alla nascita siamo stati collocati. Per questo occorre coltivare l’interiorità, accogliere il bisogno e ascoltare il desiderio.

Tutti:


E’ un cantiere aperto
un’architettura ardita,
mai finita
la mia vita.
Dalle fondamenta al tetto
ristrutturato il mio passato
ridipingo il mio futuro.
Arredare la mia mente
con pensieri confortevoli
dare spazio ai desideri
farli andare liberi
e godere ai piani alti
di una luce quasi mistica
poi discendere le scale
giù fino in fondo all’anima.
I lavori sono i corso
non risparmierò nemmeno
la facciata del mio corpo
ed abbatterò pareti
che separano le stanze
troppo strette
del mio cuore.
(Open-space- M. Venuti)



Canto finale: Come tu mi vuoi


Eccomi Signor, vengo a te mio Re,
che si compia in me la tua volontà.
Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
plasma il cuore mio e di te vivrò.
Se tu lo vuoi, Signore manda me
e il tuo nome annuncerò.

Come tu mi vuoi io sarò,
dove tu mi vuoi io andrò.
Questa vita io voglio donarla a te
per dar gloria al tuo nome mio Re.
Come tu mi vuoi io sarò,
dove tu mi vuoi io andrò.
Se mi guida il tuo amore paura non ho,
per sempre io sarò come tu mi vuoi.

Eccomi Signor, vengo a te mio Re,
che si compia in me la tua volontà.
Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
plasma il cuore mio e di te vivrò.
Tra le tue mani mai più vacillerò
e strumento tuo sarò. Rit.

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